Pronti? Via! Consigli per la ripartenza della scuola

Ci siamo. Ormai, si parte.
Anzi, si riparte, come ormai si usa dire quest’anno.
In questo “chapter two” sulla scuola, sequel del “Ce la faremo?” uscito 2 settimane fa (che potete leggere qui), iniziamo col dirci che non è più il tempo per coniugare le nostre frasi all’imperfetto: “non si doveva arrivare così malmessi all’ultimo!, “avevano 4 mesi per fare le cose meglio”. Verissimo, tutto verissimo. Davvero.
Non vi dico quanti travasi di bile mi sono fatta in questi mesi, vedendo la mala gestione!
E dunque? Ora che siamo allo start che facciamo, ancora la lamentatio? Ci serve? Direi di no.

Per ritornare alla metafora della montagna è esattamente come quando sei ormai avviato su una scalata difficile, magari pure nella nebbia; il pensiero retroattivo “non saremmo dovuti venire qui” è inutile, se non pericoloso.
In quei casi bisogna rimanere solidi, lucidi, focalizzati sulla vetta, e uscirne al meglio, possibilmente integri.
Così è per la scuola, ora: dobbiamo rimboccarci le maniche, dare tutti il meglio di sé, e cercare di far funzionare l’anno scolastico più complicato che la storia della scuola italiana ricorderà.

Provo allora a delineare qualche “buon consiglio” per genitori, insegnanti e studenti.
Se facciamo funzionare bene questa “triade magica”, ne usciremo vincitori.

Cari GENITORI, questo è l’anno in cui la vostra collaborazione non solo è preziosa, ma è fondamentale!
I vostri figli, soprattutto i bambini, devono vedervi sereni, fiduciosi che la scuola saprà fare il meglio per loro, ottimisti. Se iniziate coi mantra tipo “ahh tanto tra un mese la chiuderanno di nuovo” non è che proprio siete di aiuto. Le regole del “distanziamento fisico” e della mascherina (usata solo per gli spostamenti) sono pesanti per i bambini, certo, ma sopportabili.
I bambini hanno una capacità di adattamento pazzesca; loro sono creativi, sapranno inventarsi nuovi giochi e nuovi codici di comunicazione.
Se fate passare queste regole non come oppressione, ma come valore orientato al rispetto reciproco, capiranno.

Chi ha figli adolescenti, ha invece la sfida più difficile.
Nell’estate, lo sappiamo, i ragazzi hanno ripreso a vedersi, a socializzare, e la distanza non l’hanno tanto rispettata, e la mascherina ormai la mettono solo più per far la coda in gelateria.
Se magari ora li sollecitiamo ad essere più prudenti, se ricordiamo loro che il Covid è un virus influenzale e, sai com’è, con il freddo tornerà a circolare, se facciamo notare loro che un altro lockdown significa altri mesi segregati in casa con i loro genitori, (questo come deterrente dovrebbe funzionare 😉 ), magari tornano ad essere più attenti.
E così regole della scuola e regole del tempo libero si allineano, almeno un pochino.

Responsabilizzate i vostri figli sulla misurazione della temperatura la mattina; magari compratevi il termometro-pistola, che di certo piace ai piccoli ed è veloce per gli adolescenti, notoriamente incasinati e in ritardo quando escono la mattina. Se il termometro dice 37,2, se magari sono pieni di raffreddore, è meglio tenerli a casa. Gli insegnanti sono già pronti per una didattica integrata, così da non lasciare indietro nessuno.
E ve lo dice una che ha sempre mandato i figli a scuola anche con un po’ di mal di pancia o mal di testa, della serie “poche lagne”. Questa volta no; questo è l’anno in cui è meglio qualche assenza preventiva, che rischiare che arrivi la febbre sopra i 37,5 a scuola.
In quel caso il protocollo Covid è più complicato, meglio evitarcelo se possiamo!

Cari INSEGNANTI, vi prego, non fatevi venire l’ansia da programma. Legittima, ma molto disfunzionale in questo anno di didattica acrobatica.
Il primo mese di scuola deve avere il focus su relazioni ed emozioni, non sui contenuti della vostra materia.
La chiave è: snellire il programma! Obiettivi minimi, sennò poi vi sale la frustrazione!
Riprendete le cose principali fatte in Dad, ed attrezzatevi, come un giocoliere, di tante attività già pronte a diversi livelli. Credo proprio che quest’anno sarà come avere una pluriclasse (beati gli insegnanti che sanno già lavorarci): avrete chi ha lavorato bene in Dad, e mica potete tediarlo con l’ennesima spiegazione di grammatica o di matematica? In quel caso, vai di attività di potenziamento per loro, mentre voi rispiegate l’argomento a quei cinque alunni che hanno lo sguardo completamente perso nel vuoto. Perché ci saranno, eccome! E che cosa facciamo, li ignoriamo?
Direi di no, se le parole di Don Milani ancora contano qualcosa.
Oppure coinvolgete quelli bravi per rispiegare a quelli che non ricordano proprio nulla di quanto avete fatto in Dad.
Una mini peer-education al volo!
Insomma, diversificate e siate dinamici … so che sembra un paradosso in una scuola ‘apparentemente’ così statica, ma lì sta la grande sfida!

Non ci sono in tutte le scuole gazebi e spazi predisposti per fare lezione all’aperto? Pazienza, uscite fuori lo stesso quando potete: un quaderno e una biro per gli studenti, e buona capacità oratoria per voi.
Un po’ come Aristotele, che insegnava passeggiando coi suoi allievi. Il vostro Dirigente non vuole farvi usare gli spazi all’aperto? Obiettate con documenti scientifici che evidenziano come il Covid si diffonda meno in spazi aperti!
Uscite dai banchi, usate pensiero divergente! E guardate che il circle-time, o le attività in piccoli gruppi di 3 o 4 studenti, non sono mica vietate! In palestra, in un auditorium della scuola o in cortile si possono fare senza problemi.
La regola base è la distanza di un metro, non è stare sei o otto ore seduti fermi nei banchi monoposto!
Stiamo attenti a non trasformare le regole anti-contagio da cornice del quadro a soggetto del dipinto!

Piccola annotazione importante: non basta fare accoglienza il primo giorno, condividere due emozioni e poi via, si apre il libro come gli altri anni. Ci sono vissuti da metabolizzare, esperienze da condividere, legami da ricostruire. Se darete spazio e priorità a questa parte, poi sarà più facile farvi ascoltare, dopo, sui contenuti della vostra materia.
Emozioni e apprendimento viaggiano insieme, Lucangeli docet.
Ultima cosa, poi chiudo la mia filippica: se malauguratamente non sono ancora state programmate, mettete in calendario le riunioni con i genitori delle singole classi entro i primi 10 giorni di avvio della scuola.
Se non si può fare in presenza, come sarebbe preferibile, si fa su Meet o su Zoom.
I genitori se la aspettano, ed hanno ragione. Hanno bisogno di rassicurazioni, di confrontarsi con voi, di vedervi.
Se aspettate metà ottobre o, peggio, i colloqui di novembre, vi giocate malissimo fin dall’inizio la relazione con le famiglie!
Mi spiace, sono spietata, ma dovevo dirlo!

Cari STUDENTI, non preoccupatevi. Io confido in voi.
Se siete dei bambini, so che sarete bravissimi a rispettare le regole, a rimanere attenti ed empatici con i vostri compagni, anche solo con uno sguardo o un sorriso fatto con gli occhi.
Ascoltate le maestre più degli altri anni, e godetevi questo ritorno in classe, anche se è un po’ strambo e ingessato.
Sarà bellissimo stare in presenza, in mezzo ai corpi dei vostri compagni, riascoltando la loro voce! Ma quanto ci è mancato?

Se siete dei ragazzi, ve lo chiedo col cuore in mano: questo non è proprio l’anno delle goliardate, delle febbri finte per saltare l’interrogazione, delle provocazioni tipo “che palle proff, io sta mascherina non me la voglio mettere”. Dimostrate agli adulti che siete molto meglio di quanto spesso si dice, a torto, della vostra generazione. Fate vedere che saprete reggere questi limiti pesanti, che saprete entrare scaglionati, fare la fila alla macchinetta del caffè e sopportare l’intervallo in classe. Perché ancora una volta, purtroppo, dopo aver abusato della vostra pazienza nel lockdown, lo stiamo facendo di nuovo, ingabbiandovi in una scuola statica che proprio non vi meritavate!
Ma voi dimostrate che sapete stupirci con comportamenti responsabili, come avete fatto in quarantena.

Dimostrate agli adulti che sapete essere meglio di loro. Abbiamo un gran bisogno di voi!

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