Cap. 2 – Pensieri sulla scuola che c’è e su quella che verrà

Dip, Dad, Dim. Ci siamo lasciati 10 giorni fa coi suoni delle campane, parlando di Didattica a distanza, in presenza, addirittura mista! Speravo che nel frattempo dal Ministero arrivassero indicazioni chiare e prospettive concrete per settembre… ma per ora nulla, solo “scenari”. Comincio ad avere la nausea degli scenari possibili, vorrei vedere gente che progetta, e al limite ri-progetta, in base a come andrà l’estate; abbiamo 4 mesi per pianificare il rientro. Perché sono ancora fermi?


Intanto pare che l’esame di maturità sarà in presenza. Ci speravo. E’ un rito di passaggio, farlo dietro uno schermo sarebbe stato deprimente. Invece sembra che questa sorte toccherà ai ragazzi di terza media, e ne sono rammaricata (‘pare’ e ‘sembra’, perché sulla scuola le comunicazioni sono state uno yo-yo!). Davvero non capisco: sono mesi che, con distanze e mascherine, ci assembriamo nei supermercati, è da due settimane che molte attività lavorative hanno ripreso e le persone si muovono di più, nella maggior parte dei casi in modo corretto. Ma i quattordicenni ancora no, non usciranno neanche per discutere la tesina di terza media! Sarebbe stato così pericoloso e assembrante concedere loro un rito di passaggio in presenza? Io non credo.

Speriamo si ravvedano. C’è ancora tempo! D’altronde, prima avevano detto “Tutti promossi”, poi “Promossi ma coi recuperi a settembre”, ora “Occhio, possiamo ancora bocciarvi”. Signori, mancano poche settimane, vi volete decidere? O state usando lo spauracchio bocciatura perché vi siete accorti che toglierlo ad aprile non è stata una genialata? Rimettendolo ora state ammettendo che la scuola fa un po’ pena, perché senza lo spauracchio della bocciatura nessuno studia! In Italia siamo ancora messi così: servirebbe una rivoluzione copernicana sul tema della motivazione all’apprendimento, sui voti ossessivamente presenti a drogare le prestazioni degli studenti, sull’ingozzamento cognitivo che la fa ancora da padrone (anche in Dad!), sul pochissimo utilizzo dell’apprendimento cooperativo e della peer-education. Ora è arrivato pure il ‘distanziamento fisico’… ciaone!

Però diciamolo, nel rapporto con la tecnologia la scuola ha fatto di necessità virtù, e in due mesi c’è stato un balzo in avanti nell’uso del digitale. Ci voleva una pandemia per capire che, se usato bene, classroom è uno strumento intelligente (mi auguro verrà usato anche in presenza), che si possono registrare video di spiegazione per casa e poi discuterne in classe (virtuale o reale), che il modulo google non serve solo a fare sondaggi, che ci sono App per la didattica divertenti per i ragazzi, che intanto imparano, incredibile dictu! Quelli delle flipped classroom, una minoranza ancora poco ascoltata in Italia, che lo sanno da anni, hanno avuto la loro rivincita. Un po’ come quegli sfigati che vivono in campagna o nei paesini di montagna, invidiatissimi in questa quarantena.

Cosa ci aspetta a settembre? Ancora non si sa.

Comincio a dirvi cosa non vorrei. In primis, no alla Didattica Mista (metà classe in presenza e metà collegata da casa, in contemporanea): è una castroneria, perché la Dip e la Dad si fanno in modo profondamente differente (e se qualche insegnante non se ne è accorto… forse non ha capito cos’è la Dad). Ve li immaginate i bambini che da casa, frustrati, guardano i loro compagni parlare e divertirsi in classe? E tutte quelle ore di esposizione allo schermo? No, grazie, è una proposta antipedagogica, e se la fanno passare mi vado a incatenare davanti ai cancelli del Miur (ma ci sono dei cancelli, al Miur?).

Quali le alternative possibili? Io vedo diverse ipotesi, se la situazione sanitaria richiederà ancora distanziamento, e quindi suddivisione delle classi a metà (o anche in più gruppi, per quelle che erano classi pollaio di 28 alunni).

Per la secondaria, si potrebbe ipotizzare una turnazione con giorni a scuola e giorni a casa, ovviamente snellendo un pochino i contenuti dei programmi (che poi non esistono più). Ma il lavoro da svolgere a casa va fatto in autonomia: niente collegamenti né video-conferenze! Guardi dei video didattici, fai degli esercizi, e stop! Dalla 1° media in poi i figli vengono spesso lasciati da soli a casa. Non è virtuoso, ma è sostenibile. Se verrà mantenuto il bonus baby-sitter, le famiglie potrebbero mettere in comune le risorse economiche e creare gruppetti di studio di 3-4 ragazzi, presidiati da un adulto, a casa di uno o dell’altro; vale soprattutto per i genitori che vogliono star più tranquilli, che non hanno nonni o zii di appoggio, che non sono in smart-working.

Per la primaria la faccenda si complica: la scuola non è un parcheggio, è vero, ma ammettiamolo: col welfare familiare penoso che abbiamo e il lavoro ancora poco flessibile, a volte è – anche – un “luogo sicuro”, in cui sai che i tuoi figli staranno sereni per 8 ore, imparando cose e socializzando, mentre tu lavori per sbarcare il lunario. E allora le 8 ore vanno garantite! Anche qui mi pare plausibile solo la turnazione, metà classe la mattina e metà il pomeriggio, e quando i bimbi non sono ‘di turno’ devono poter stare ‘a scuola’: si potrebbero assumere educatori professionali, che facciano coi bambini laboratori e attività di continuità con la scuola. Certo, rimane il problema degli spazi in più, che vanno trovati. Bisognerà creare reti di comunità vere, con le parrocchie, gli oratori, l’associazionismo, il mondo del volontariato, le pro loco, e soprattutto capire dove gli enti locali hanno spazi utilizzabili per gli alunni. Bisognerà immaginarsi qualche momento in più di outdoor education, ma dirlo non è come farlo. Bisogna formarsi! E’ un lavoro pazzesco, che dobbiamo iniziare a costruire ora. E di corsa, che siamo già in ritardo!

Insomma, dobbiamo divergere il pensiero, essere pedagogicamente creativi, o non ne usciremo. Ma bisogna anche metterci due soldini su questa benedetta scuola, perché dare device a tutti e la connessione efficace in ogni scuola e in ogni famiglia non basta. E’ un palliativo, un sostegno prezioso in questa fase, ma non è la soluzione definitiva.

I ragazzi e soprattutto i bambini hanno bisogno di presenza. Si educa, e si apprende, anche col corpo e con lo sguardo. E se il sorriso dovrà essere nascosto dalle mascherine, e se i corpi dovranno mantenersi per un po’ ancora distanti, almeno rimettiamoli in un unico luogo quei corpi, quegli sguardi e quelle voci, per ricreare l’energia del ‘sistema classe’! 

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