3 consigli per sopravvivere alla rentrée a scuola

E così il giorno della grande rentrée è arrivato
Per chi era ancora regione rossa, finalmente si esce dal torpore della Total-Dad per i ragazzi più grandi della scuola secondaria. Chi diventa giallo tocca le vette del 70% o del 100% di presenza!
Forse è da febbraio 2020 che non si vedono quei numeri, in alcune scuole!
Sperando che al governo non abbiano fatto un azzardo (che riaprire così, improvvisamente, senza aver sistemato nulla nei trasporti e riaprendo negozi, bar e ristoranti che la gente – legittimamente – affollerà, mi pare un’azione più impavida di quando mio figlio quindicenne affronta una verifica impegnativa dicendomi “tranqui mamma, sono preparato” e poi prende 5, ma vabbé…), butto giù alcune riflessioni, non sia mai che gli adulti pensino che questa riapertura della scuola faccia felice tutti gli studenti.

Sgombriamo subito il campo da equivoci: siamo noi genitori quelli sollevati che, con questa ammorbante Dad e le limitazioni dei lockdown, vedevamo i nostri ragazzi sempre più spenti!
Loro, ormai, si erano abituati a stare in casa, a fare il passaggio dal letto alla scuola in 5 minuti (alcuni ancora ‘pigiamizzati’), a seguire le lezioni on line nel caldo delle loro camerette tecnologiche! Ehh già, si erano tristemente abituati!
Moltissimi ragazzi sono diventati degli iperconnessi, che ora stentano a voler lasciare quella “capanna tecnologica”, la loro cameretta! Maledizione, con questo anno scolastico e con tutta questa Dad abbiamo combinato un bel patatrac!
La scuola in presenza adesso li preoccupa, ad alcuni addirittura spaventa!

Al di là di specifici disagi psicologi, che non dovremmo sottovalutare, certamente la refrattarietà che accomuna tutti gli studenti delle superiori di fronte a questa rentrée, è in particolare una: la strage di verifiche e interrogazioni.
Vuoi perché in alcune scuole si è scelto di non fare verifiche in Dad, vuoi perché è stato un anno caotico con la scuola a singhiozzo (e programmare qualsiasi cosa era un’impresa titanica), fatto sta che i voti minimi ancora mancano! (in un anno come questo, che stiamo ancora dietro al concetto di voti minimi e medie scolastiche la dice lunga su quanto il Sistema Scuola sia rimasto lo stesso, anche in mezzo ad una pandemia! ma vabbè…)

Qual è dunque il menù settimanale già predisposto per moltissimi studenti delle superiori?
Quello che prevede dall’antipasto al dolce una sfilza di verifiche e interrogazioni (nelle altre regioni da qualche settimana hanno già questi pranzetti valuatativi, ahimé).
E così si andrà avanti, per tutte le prossime settimane. Il proverbio “maggio, studente mio fatti coraggio” quest’anno sarà più vero che mai!
Ahh, ma che bello il rientro in presenza per i nostri ragazzi, eh!

Ma è mai possibile? Anche quest’anno? E non possiamo dare solo la colpa al Sistema scuola, alle riforme mancate, alla Dad, alla pandemia e alle congiunzioni astrali nefaste!
Se appena ritornano a scuola il messaggio è: “ora sì che possiamo finalmente valutarvi e controllarvi”, non stupiamoci se prediligono la Dad e non credono più tanto nella scuola!

Chiudo allora con 3 appelli che vorrei fare per questo ultimo mese, di un anno pandemico che rimarrà nei libri di storia.

RAGAZZI, parto da voi: stringete i denti e non mollate proprio ora! Siete arrivati fin qui, santo cielo! Userò una metafora alpinistica, che la montagna mi è cara: fate conto di essere degli alpinisti in mezzo ad una tempesta di neve, in questa salita avete avuto un sacco di problemi, ci sono stati crepacci, ponti rotti, in certi momenti siete stati costretti al chiuso in un bivacco per giorni, siete ripartiti, poi di nuovo riparati in una grotta, ora siete esausti, avete ancora poche risorse di acqua e cibo, ma la tempesta è mollata, si intravedono raggi di sole, e vedete laggiù la vetta.
Dovete solo rialzarvi in piedi, e camminare. Un passo dopo l’altro.
E #chissene se arrivate un po’ logori, se nella salita non avete brillato, se avete perso qualche pezzo per strada: cioè, fuor di metafora, non importa se ci arrivate non con i voti che volevate, o magari rimandati di una o due materie. Pazienza! L’importante è uscirne, arrivare in vetta. Se quest’anno non avete perso del tutto la motivazione scolastica, dovete già darvi delle sonore pacche sulle spalle. E a quelli che invece l’hanno persa, a chi ha abbandonato la scuola in questi mesi, a quelli che saranno bocciati dico: non disperatevi.
La scuola è importante, ma non c’è solo quella nella vita. Rifocillatevi nell’estate, nutritevi con delle relazioni significative, studiate e tornate focalizzati a settembre: un anno di scuola perso non è un anno perduto per sempre!

PROFESSORI, cos’altro posso aggiungere? (lo so, ho già tirato parecchie frecciatine prima).
Però una cosa ci tengo a dirla, di cuore: io lo so quanto è stato duro insegnare quest’anno, tra Dad, Ddi, acrobazie tecnologie ed equilibri relazionali. Lo so, perché nelle classi ci entro. So la fatica della mascherina portata ore, so la fatica del silenzio pesante in Dad quando chiedi “c’è qualche domanda?”, so dell’impotenza nel non poter lavorare come vorresti, che ti trafigge. E capisco che ora, tornando in presenza, venga un po’ di ansia da programma e da verifiche: cercare di chiudere l’anno con tutti gli argomenti fatti e gli adempimenti della valutazione a posto, come fossimo in un anno normale, è una legittima reazione allo stress. Non voler vedere la realtà è un meccanismo di difesa, inconscio, una reazione psicologica alla fatica. Lo capisco.
Ma è venuto il tempo, ora, di cambiare: almeno in quest’ultimo mese! Cambiare lo sguardo sui ragazzi, l’approccio. Lo dico da mesi, non mi stancherò di dirlo ancora: date priorità all’accoglienza, all’ascolto di eventuali disagi emotivi, al piacere di ritrovarsi in presenza, ai racconti dei ragazzi, alla condivisione. Con un po’ di comprensione iniziale, sono certa che miglioreranno anche la prestazione!
E così facendo anche per insegnanti sarà più piacevole questa chiusura di anno scolastico, tenendo a bada le ‘ansie da programma’ (legittime, ma ora disfunzionali!)

GENITORI, cosa possiamo dirci? Che siamo stati bravi in questo anno scolastico che volge al termine! Sì, siamo stati tosti, abbiamo cercato di tenere, di essere resilienti per i nostri ragazzi; ed anche se non siamo stati sempre perfetti, anche se alla sera non riusciamo più a mandarli a dormire presto, anche se abbiamo gestito un po’ male la tecnologia in famiglia, perdoniamoci! Ricordiamoci che in quella tempesta c’eravamo dentro anche noi, con la precarietà del nostro lavoro, la paura che i nonni si ammalassero, la convivenza forzata con i nostri figli che quasi stentiamo a riconoscere. Ora però spetta a noi l’ultimo grande sforzo: serrare i ranghi, aiutare i nostri figli e non mollare il passo, disconnetterli gradatamente dalla tecnologia motivandoli a stare fuori, all’aperto, con i loro amici. Ed anche noi rilassiamoci un attimo sulla questione scuola: è stato un anno complicato, forse abbassare le aspettative e non mettere troppa ansia e pressione sulla questione scuola può far star meglio anche noi (se però vostro figlio proprio non studia niente, un po’ di sana ansia fisiologica invece mettegliela, eh!).

Benevolenza, è la parola con cui dovremmo chiudere questo anno scolastico.
Se noi sapremo darla per prima ai ragazzi, sono certa che loro ci ricambieranno con stima, e non con inganno. Ma il primo passo dobbiamo farlo noi, come sempre.

Siamo, o non siamo, noi quelli adulti?

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