A Natale puoi scegliere: meno tecnologia e più relazione

Eccoci qua, dicembre è finalmente arrivato. Un sollievo per me, perché si è chiuso un mese di delirio lavorativo; se qualcuno pensava mi avessero sequestrato, visto che non pubblico un articolo da 40 giorni, ora sa il perché; tranquilli, ci sono sempre, e ho pensato di ricominciare a produrre pensieri approfittando del mese nuovo, quello in cui parte ufficialmente la corsa ai regali. Per quelli che, invece, hanno già finito di acquistarli tutti, consiglio un buon psicoterapeuta! Battute a parte, facciamoci seri.

Lo avete letto il titolo, quindi sapete di cosa voglio parlarvi.

Genitori, ve lo dico, col cuore di pedagogista in mano, FERMATEVI. E provate a fare un “bilancio personale”: quanti strumenti tecnologici hanno a disposizione i vostri figli, sommando pc, smartphone, tablet, console di videogiochi, device di gioco portatili e smart TV? E se la risposta è “tanti” e se i vostri figli non hanno neppure due cifre nel loro numero di anni, allora c’è qualcosa da rivedere. Faccio un appello, soprattutto a chi ha figli sotto gli 11 anni, per provare a riordinare le priorità.

Di cosa ha bisogno un bambino? Certamente non di un cellulare personale. Già 3 anni fa in una rubrica su un giornale lanciavo l’appello di “Togliere i telefonini dalla lettera a Babbo Natale“. Guardandomi intorno, mi pare un appello andato nel vuoto. Sono purtroppo in aumento i bambini di 4° o 5° elementare che ricevono in dono un cellulare personale, con accesso illimitato a Internet e, ovvio, installato l’immancabile Whatsapp. Ma a quale scopo, scusate?

Come ormai pare che sia da regalar, per forza, quando iniziano le scuole medie. Per me NO. E quando mi chiedono quale sia l’età giusta per avere un cellulare personale, rispondo “non prima dei 13-14 anni”. Lo so, ora molti che stanno leggendo e lo hanno già dato al figlio 11enne staranno per chiudere questo articolo. Ecco, la solita pedagogista che ci fa la morale! No, vi prego, aspettate, continuiamo a ragionare insieme: uno smartphone dato anche a 11 anni, se consegnato previo contratto con regole e orari da rispettare, se usato affiancati da un genitore che insegna come si comunica, come si evitano i pericoli, come non se ne diventa dipendenti, si può anche dare. Oggi con Family Link di Google si può anche fare un account collegato a quello del genitore, così si presidiano le azioni del figlio e si limita l’accesso a siti pornografici, a videogiochi violenti, ecc ecc. Ma anche se così c’è più sicurezza, prima degli 11 anni non va comunque dato! Perché si adultizzano i bambini, dando loro uno strumento che fa parte, invece, del mondo dei grandi.

Attenzione! Se a 11 anni avete proprio bisogno di dargli un telefono per quando sta solo in casa o si sposta per andare agli allenamenti, potreste sempre dargli quel vecchio telefono coi tasti, di nota marca finlandese, che tutti abbiamo in un cassetto, abbandonato solo e mesto, ma ancora funzionante. Mettete una schedina con solo minuti e SMS, e voilà! Avete risolto la questione reperibilità e sicurezza. State tranquilli che lo terrà sempre ben nascosto nello zaino, per la vergogna di girare con quella cariatide di telefonino, e così avete risolto pure i rischi dipendenza!

Ma no, nonostante questa ‘opzione salvavita’, si continua a regalare uno smartphone a 10 o 11 anni, perché, diciamocelo, non è solo una questione di necessità; per loro, i figli, è diventata ormai una questione di status symbol, è l’oggetto dei desideri più potente dell’anello di Frodo. E noi non riusciamo a dire di no, a somministrare quella sana frustrazione di “aspettare l’età giusta”.

La domanda sorge spontanea: vanno sempre assecondati i desideri dei fili? La risposta è NO. Se desiderassero tanto provare a fumare una canna a 10 anni, perché “sai mamma, è di moda, ora lo fanno tutti i ragazzi (che ahimé, purtroppo è pure un po’ vero), e poi dai mamma voglio fumarla solo ogni tanto, mica tutti i giorni”, ecco voi glielo consentireste? Lasciamo che attendano di ricevere l’agognato telefono quando avranno la maturità e l’età giusta (anche legale) per usarlo e gestirlo.

E ora allarghiamo lo sguardo, perché vorrei anche che nella letterina per Babbo Natale non ci fosse quell’eccesso di giochi tecnologici che stanno facendo scomparire gli altri. La consolle Wii o la Switch ogni tanto, o la Play con giochi adatti all’età si può dare alle elementari (anche se vi ricordo che Fortinite ha codice Pegi 12 anni), e va bene mettergli qualche giochino sul tablet di famiglia (magari meglio se è un tablet specificatamente per bambini, con parental control, giochi e grafica dedicata), però non troppo e non così tanto come sto vedendo! Ormai ovunque io mi giri, ristoranti, treni o sale d’aspetto, vedo bambini attaccati ad un tablet o, peggio, con in mano il cellulare di mamma o papà. “Così sta bravo un attimo”. Che poi diventa un’ora!

I bambini hanno bisogno di giocare a “facciamo che io sono…”, devono inventare storie facendo parlare due bambole, o spingendo una macchinina, i bambini hanno bisogno di manipolare, costruire, incastrare, disegnare, colorare, impastare. Queste azioni sviluppano aree del cervello fondamentali, che premendo ripetutamente i pollici su una tastiera touch non si sviluppano. Ripetete con me: NON SI SVILUPPANO. Davvero vogliamo questo per i nostri bambini?

E se dai 6 anni in su qualche piccola dose di tecnologia ci sta, fa parte della vita moderna dei nostri figli, che giustamente non possiamo far vivere come dei piccoli ‘bimbi della giungla’ completamente fuori dal mondo, sotto i 6 anni invece proprio non dovrebbe starci.  A quell’età, un po’ di TV basta e avanza!

A tutti bambini servono fango e erba su cui rotolarsi, scivoli, biciclette e monopattini, scatole enormi di costruzioni, giochi da tavolo, mandala da colorare, sabbia magica, perline da infilare, pasta profumata e colorata, collage da ritagliare, libri da leggere sul divano, di fianco a mamma e papà prima, e poi da soli.

A Natale potete scegliere. E non si tratta di demonizzare la tecnologia. Ma di darla a piccole dosi, con gradualità, e all’età giusta.

O cresceremo una generazione di tecno-rintronati.

Prima la relazione, poi la tecnologia.

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