Vivere “accampati” ogni tanto fa bene…

Qui puoi ascoltare tutto l’articolo letto da me! Buon ascolto … (FILE AUDIO DELL’ARTICOLO)

L’altra settimana abbiamo fatto 5 giorni in campeggio in Francia, un rituale estivo per la nostra famiglia, soprattutto laggiù dove i campeggi sono più spartani e pure più economici. Anni fa, quando i bambini erano più piccoli, in tenda ci facevamo proprio le 2 settimane di vacanza, e campeggiavamo vicino ai laghi in montagna nei weekend di agosto; era l’epoca in cui le nostre schiene erano meno scassate, le nostre energie più alte, e insieme a sacchi a pelo, fornelletti, pile frontali e scorte di cibo portavamo in spalla un notevole livello di masochismo! Poi abbiamo pensato che, durante le vacanze, potevamo concederci la mobilhome (ma sempre rigorosamente dentro il campeggio! ), e anche se in montagna siamo passati dalla tenda selvaggia ai bivacchi, un po’ di quello spirito da campeggiatori spartani ci è rimasto dentro.

Osservavo le altre famiglie la scorsa settimana, in tenda o camper o multivan (dovete sapere che una fissa di ogni campeggiatore è scrutare come gli altri si siano organizzati); peraltro c’erano pochissimi altri italiani, quindi il confronto era “very international”. Passavo tra le piazzole e mi rendevo conto di vivere in una bolla dove ancora vedevo: fratelli non urlanti giocare a carte o a un gioco da tavolo, seduti su quegli scomodi tavolinetti del campeggio, bambini giocare con strani blocchetti di legno tipo le bocce, ragazzini (compresi i nostri figli) al lavatoio per il loro turno lavaggio piatti, gruppi di bambinetti sparsi, con il muso zozzo e le gambe sbucciate per il cinquantesimo giro in bici intorno al perimetro del campeggio, e poi adulti che leggono sull’amaca (me compresa), e persone che familiarizzano coi vicini di piazzola e condividono patatine, birre, e i peggiori formaggi francesi cremosi che saranno già buoni di loro, ma in campeggio ti sembrano ancora più buoni.

Insomma, vedevo gente rilassata, mentre spesso in altri contesti, che osservo solo da lontano, vedo gente a volte stressata, o che si deve divertire per forza, tra una baby dance, un corso di acquagym, una visita guidata o un’immersione subacquea organizzata dal resort (che magari non hai voglia di fare, ma hai pagato, è nel paccheto, ecchecavoli). Oppure vedo famiglie che in vacanza litigano ancora di più, perchè nel loro confortevole appartamento i bambini non hanno amici con cui giocare (evento impossibile in un campeggio, dove entro mezza giornata di solito perdi la potestà genitoriale sui tuoi figli) Insomma, al di là di dove scegliate di fare le vacanze, è lo spirito che conta, naturalmente!

L’esperienza del campeggio, però, nella sua essenzialità credo sia altamente formativa (ma solo se evitate accuratamente i campeggi 5 stelle, quelli con l’animazione incellofanata in serate di plastica) Nei campeggi easy i figli imparano ad essere autonomi, aumentano i livelli di collaborazione, c’è meno comfort e quindi si diventa più adattabili, si possono anche abbassare i livelli di ossesione igienica che inevitabilmente ci prendono in un appartamento: per quanto riordini la tenda, si è sempre un po’ accampati , per quanto tu dica ai figli “attenti alla terra quando entrate” generalmente quando smonti la tenda in ogni stanza c’è un accumulo di ghiaia e sabbia che potresti disegnare un mandala sulla piazzola, per quanto si cerchi di mangiare comunque decorosamente, in campeggio non prepari i fagiolini freschi o le lasagne, ma si va di pomodoro e mozzarella, scatolette di tonno, a volte sacrosanti panini, più spesso una semplice pasta .

Ho come la sensazione che in questi tipi di vacanza, siccome devi inevitabilmente abbandonare un po’ i comfort e la forma, si riesca a dare più sostanza alle relazioni. Forse sarò bucolica, forse ci metto tutta sta poesia per dare lustro ad una scelta di sobrietà (ma i Ferragnez potrebbero dimostrarmi che sanno vivere la sostanza delle cose anche in un hotel di lusso, con tanto di il cocktail a bordo piscina), però credo che questa metafora di vivere un po’ accampati, un po’ provvisori, un po’ sprovvisti di comfort e certezze, potrebbe fare un gran bene a noi genitori.

Anche a casa, quando poi ritorna il tran tran del quotidiano e (giustamente) ci arrabbiamo per i calzini in disordine, il divano sbirciolato e i loro vestiti ammucchiati sulle sedie manco fossero delle installazioni tessili di un artista post-moderno, quando siamo lì mentre (giustamente) facciamo loro la cazziata che si meritano, dovremmo però anche fare memoria di quei giorni in cui abbiamo vissuto “accampati”, provvisori, con un pasto improvvisato e senza dar troppo peso alle patacche sulla maglietta, e ricordarci che la qualità della relazione con gli altri è la vera priorità, e che saper vivere nell’essenziale può essere un bel modo per incontrarci con meno sovrastrutture.

Poi però, dopo questi pensieri filosofici, tornate in voi stessi, e fate come me, che ora scendo le scale e darò una sonora ‘girata’ a mio figlio quattordicenne e al suo amico quindicenne che come due amabili pirla mi hanno appena rotto una caraffa giocando a rincorrersi per casa. Vedi, se fossi stata in campeggio non ci sarebbe stato il problema, l’avrei avuta di plastica e non di vetro!

Maledetti comfort della vita moderna!

Ti piace questo articolo? Condividilo!

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email

Commenta

WhatsApp chat