Sport dei figli, quale scegliere, e come sostenerli negli anni?

Ottobre, insieme alla scuola sono riprese le attività sportive dei figli. Insieme a quelle, le corse matte di mamme e papà per portarne uno a basket, l’altra a danza e, magari, pure un piccolino a nuoto. In internet si trova pure un adesivo con la scritta “MamaTaxi”, da apporre sul vetro della propria auto. Non vi nascondo che a volte ci ho fatto pure io un pensierino…Indubbiamente noi genitori 2.0 corriamo tanto, anche per offrire il meglio ai nostri figli; siamo “i genitori delle opportunità”. Vogliamo, giustamente, far star bene i nostri figli, farli crescere in salute, e lo sport risponde a questo obiettivo. Però (in educazione c’è spesso un “però”), prima di lanciare i nostri figli piccolini in un’attività sportiva, varrebbe la pena farsi queste domande:

1) PRIMO QUESITO – Quali sono le attitudini di mio figlio, cioè ‘potrebbe riuscire bene in quella attività sportiva’? Non c’è niente di più frustrante per un bambino che fare uno sport nel quale proprio non riesce a esprimersi o, peggio, fare uno sport che risponde più alla passione di uno dei genitori, che alla propria. Aggiungo, dato che molte famiglie in questi giorni sono ancora in fase di orientamento sulla scelta dello sport del figlio, questa cosa fondamentale: fateli provare, osservate vostro figlio, vostra figlia, prendete informazioni su quella disciplina, confrontatevi con gli altri genitori. Proverà un anno, magari scoprirà che proprio gli piace ed è il suo sport, magari il prossimo anno cambierà. Fate sperimentare senza pregiudizi, non ci sono “spot da maschio” e “sport da femmina”, come non ci sono “sport delicati” e “sport violenti”, e ve lo dice la mamma di due adolescenti che da anni praticano rugby che è certamente uno sport tosto, di contatto fisico, ma non violento! Anzi, aiuta a gestire e incanalare l’aggressività, a rispettare le regole, a collaborare, sviluppa resilienza. Ma anche altri sport, tutti allenano all’impegno, a coltivare la costanza, un aspetto fondamentale nel percorso di crescita di un bambino.

2) SECONDO QUESITO – Quali sono i bisogni di mio figlio? Ci sono bambini che hanno proprio bisogno di giochi di squadra, per lavorare sulle regole e sulla socializzazione, altri che funzionano meglio nelle attività individuali. Anche qui non c’è una regola universale; anche nelle discipline individuali, come il nuoto o il karate, gli allenatori fanno stare i bambini in gruppo, fanno comunque fare squadra e fare gruppo! Quindi è bene non decidere a priori, ma davvero guardare i bisogni: è un bambino ad alta energia, che fatica a volte a giocare bene con gli amici perchè tende a imporsi, a comandare? Ecco, allora qui lo sport di squadra serve proprio! E’ un bambino più riservato, tranquillo, ha bisogno ogni tanto di reastare a giocar da solo? Allora forse alcune discipline individuali fanneo meglio per lui. Insomma, ancora una volta, osservateli, fateli sperimentare, e in alcuni casi però provate anche a forzare un pochino la mano. Il nostro secondo figlio inizialmente era titubante sul rugby (forse temeva il confronto col fratello), gli abbiamo chiesto semplicemente di provare un mese, lasciandolo lubero di smettere dopo la prova…. e ora che ha 14 anni gioca ancora ed è un’ottimo e appasionato mediano!

3) TERZO QUESITO – Riusciamo a sostenere quella attività sportiva, come impegno energetico ed economico, in famiglia? Ho visto in questi anni famiglie che facevano salti mortali per soddisfare quel figlio, magari fratello di altri due, per portarlo a allenamenti e gare, o che rinunciavano alle vacanze per pagare la retta annuale alla società sportiva, nel caso di sport molto costosi Lo so, queste ultime riflessioni sembrano un po’ ciniche e rattristano; “ma come, vuoi mortificare tuo figlio impedendogli di fare lo sport che tanto ama?”. No, si tratterebbe di pensarci prima; in educazione vale il principio del “pensiero anticipato”. Quando i bambini sono piccoli, intorno ai 6-7 anni, e vogliono sperimentare qualche sport, saremo noi adulti a indirizzarli. E lo faremo, alla luce delle energie e delle economie familiari; se ben spiegato, non è mortificante ma educativo capire che in famiglia ci sono anche altri con le loro esigenzeche quello sport non ce lo si può permettere. Sono così tanti gli sport, tutti belli, ognuno con le proprie peculiarità! Un bambino piccolo può capire; un adolescente, meno. Anzi, lui sì che potrebbe vivere come una frustrazione il dover rinunciare ad uno sport tanto amato; ecco perché prevenire sarebbe opportuno.

Come, al contrario, quando i figli crescono, è importante che quello sport lo facciano per passione, perché li gratifica, e non solo perché mamma e papà lo vogliono e insistono. O perché lo fa da anni. Non è così che si lavora sulla motivazione. Allo stesso tempo, però, non cediamo subito quando arriveranno le prime fasi di calo della motivazione! Per me la frase “oggi non l’ho mandato ad allenamento, perchè non ne aveva voglia” non dovrebbe esistere! Anche quando saranno grandi, è bene che continuino a fare qualche sport, anche se aumentano gli impegni sportivi. Fare sport è un fattore protettivo rispetto a tutta una serie di esperienze rischiose tipiche dell’adolescenza, quindi manteniamolo!

Infine, ricordiamoci che, soprattutto nei bambini piccoli, lo sport deve nutrire anche il loro bisogno di gioco ed evasione! Deve essere un luogo dove incontrano degli amici! Se diventa un lavoro, allora forse dobbiamo alleggerire la loro agenda. Perché nel loro planning settimanale, a quell’età, deve rimanere spazio per il gioco libero e destrutturato. Questo non vuol dire fargli saltare l’allenamento perché sono stanchi o, quel pomeriggio, hanno troppi compiti; anzi, lo sport aiuta i bambini e i ragazzi ad imparare ad organizzarsi lo studio nei giorni precedenti. Spesso, i ragazzi che fanno sport a livello agonistico, guarda caso vanno anche bene a scuola.

Infine, l’ultima scherzosa tirata di orecchie: se vi fanno arrabbiare, non toglietegli l’allenamento come punizione. Con tutto quello che possiamo toglier loro, quello proprio no! Direi che togliere Tv, Play station, tablet o cellulare, fa decisamente meglio alla salute!

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