Siamo sicuri che il problema siano i ragazzi?

Quelli nella foto sono i miei figli. Diciassette e vent’anni. Eravamo in vacanza, sono di ritorno dal giro di pesca subacquea del mattino.
Sveglia alle 5.30, alle 6 in acqua. Lo facevano spesso. Soprattutto il più “piccolo”, molte volte andava da solo. Lui che, diversamente dal grande, non ha un rapporto così felice con la questione studio, quando lo togli dal contesto scuola sembra un altro. Motivato, organizzato, energico. Gioca a rugby, va sempre agli allenamenti preciso, puntuale.
In partita è volitivo, e dà tutto quel che ha. Insomma, fuori dai banchi lui “funziona”.
Ne ho visti tanti così, nel mio lavoro di counselling con gli adolescenti. Soprattutto in questi ultimi due anni e mezzo. Ma li vedevo anche prima.
Ragazzi e ragazze che nella vita ordinaria brillano, sono sportivi, hanno passioni musicali o artistiche, ma che a scuola vanno con le energie al minimo. Dovremmo interrogarci.
Per non dire quanto ho visto perdere di motivazione e di smalto, in questi horribilis anni di ‘scuola pandemica’, anche quelli normalmente bravi a scuola.

Se penso a quello che, ad aprile 2021, si ritrovava con 3 materie insufficienti alla fine di prima liceo e rischiava la bocciatura; lui, che era uno uscito con 9 dalla scuola media, uno brillante e studioso! Vi pare normale colare così a picco dopo soli 9 mesi? O se penso a quella che, a gennaio di quest’anno, voleva quasi lasciare la scuola; era in quinta liceo, una che aveva sempre avuto ottimi voti! Diceva: “Non trovo più il senso in quello che faccio a scuola, sono stati due anni di scuola inutile”. Capite cosa hanno vissuto?

Se alle superiori hanno trovato la scuola pesante e demotivante loro, immaginate gli altri, quelli che viaggiano sul 6 (o spesso scivolano sui 5!): non hanno acquisito il metodo di studio, tanti sono stati rimandati, molti hanno perso un anno. Diversi ahimé, li abbiamo proprio persi del tutto.
Alle medie, invece, parecchi sono diventati degli iperconnessi, oltre ad aver perso la voglia di studiare pure loro. Che già prima alle medie gli studenti non ci andavano proprio con gran entusiasmo! Il divario tra l’imparare con un sano approccio ludico (più frequente alla priamaria) ad uno più mnemonico, e talvolta noioso (più frequente alle medie) è ancora molto evidente, in Italia.
Questi due anni e mezzo di ‘scuola pandemica’ sono stati uno sfacelo, soprattutto sui ragazzini che oggi hanno tra i 13 e i 17 anni. E non c’entra solo la Dad.
Sempre mascherati, distanziati, fermi. Ahh, proprio le condizioni ottimali per imparare, roba da far inorridire i neuroscienziati!
La motivazione scolastica, quella era la cosa di cui preoccuparsi di più, l’ho sempre detto dall’inizio pandemia, e invece troppe volte si è guardato con allarme al programma e ai contenuti: quelli prima o poi si recuperano, ma se sparisce la motivazione, addio!

Piccola parentesi didascalica, concedetemela, che è un tema a me caro nei corsi di aggiornamento a scuola.
Ci sono tanti fattori che tengono alta la motivazione scolastica in uno studente, vediamo i principali:

– avere una buona autostima e un forte senso di autoefficacia, aiuta (infatti la Dad ha impattato meno su quelli bravi, e meno su quelli grandi, che sono più strutturati);
– poi conta la sfera di attribuzione di valore allo studio e alla cultura (chissà come mai la dispersione scolastica è bassa nelle scuole del quartiere Brera, a Milano)
– sono fondamentali le emozioni che si vivono quando si impara (il correlato emozioni positive & apprendimento ce lo ripete allo sfinimento la Lucangeli, eppure a scuola si vivono ancora noia, ansia e paura);
– ma una delle cose che certamente conta di più è la capacità di suscitare l’interesse dello studente! Guardate cosa accade alle classi più casiniste quando le porti al teatro, o al museo della memoria: ti stupiscono in positivio e ‘funzionano’, come racconta spesso la super proff e scrittrice Valentina Petri.
Guardate cosa accade quando facciamo fare agli studenti un’attività laboratoriale, quando fanno cose con le mani, quando applicano la teoria alla pratica, quando costruiscono, programmano mini robot, mescolano sostanze chimiche, o intervistano persone per la rubrica podcast della scuola.
Ecco, in quei casi, li vediamo, i ragazzi e le ragazze sono dei “risvegliati”. Lì, funzionano!

Leggete i post di Laura Biancato, dirigente scolastica che da anni cerca di innovare positivamente la sua Istituzione. A fine agosto da loro c’erano centinaia di ragazzi a scuola a fare formazione per diventare tutor per i nuovi ‘primini’ in arrivo. Se quell’attività non fosse interessante e stimolante, ci verrebbero?
Guardate cosa fanno al Marco Polo di Firenze, grazie a quel visionario che è il dirigente Ludovico Arte; a inizio luglio, c’è la manifestazione culturale July for Future, un Festival con ospiti e musica, tutto gestito e organizzato dai ragazzi. E durante l’anno, in quella scuola, fanno laboratori teatrali, artistici, hanno messo su una radio della scuola, e molto altro.
Nella scuola diretta dal dirigente D’Ambrosio stanno rinnovando gli spazi in un modo incredibile, i ragazzi fanno laboratori di scienze e robotica, e sono andati a scuola fino al 30 giugno, per partecipare a vari laboratori. Chissà come mai? Forse trovavano INTERESSANTI quelle attività?
Per non dire come in queste scuole venga ‘curato’ anche il benessere dei docenti, che è importantissimo! Anche la motivazione di chi insegna va sostenuta, senno addio!

Potrei andare avanti ancora, ho citato solo alcune delle esperienze che mi sono capitate sotto gli occhi di recente, ma so che ne esistono altre in Italia.
Ed è troppo facile, semplicistico e fallace, dare la colpa ai ragazzi quando le cose a scuola non funzionano, dicendo che sono apatici, scansafatiche, sempre al cellulare (che poi, chi ha messo in mano loro, troppo presto, un cellulare? Chi li ha segregati in casa relegati a fare scuola dietro ad un pc?)
I ragazzi di oggi, se messi nel giusto contesto, sono tutt’altro che passivi e demotivati. E quando una cosa è stimolante, mollano anche il cellulare.
Il problema è se noi adulti, insegnanti o genitori, usiamo un codice comunicativo e relazionale vecchio di 30 anni!
Il problema è se si continua a insegnare ingozzando di contenuti in una società dove l’informazione è a portata di click, quando bisognerebbe invece insegnare come fare quel click, come cercare le fonti, come discernere, come collegare. Quello sì.
Il problema è se noi adulti continuiamo insomma a svalutare e squalificare questi ragazzi, a non dar loro voce con progetti di cittadinanza attiva, a relegarli fermi dietro ad un banco, ammazzando in loro ogni curiosità legata all’apprendere e allo studiare. Che non son proprio la stessa cosa.

Il problema è, anche, se noi adulti continuiamo a pensare per schieramenti e se siamo ancorati al nostro passato, se insomma continuiamo a pensare che “gli anni ’80 erano una meraviglia”, “i social network sono tutte cavolate”, “i cortili erano meglio”, “ahh i grandi classici vanno fatti leggere a scuola”, “ehh i genitori di una volta erano diversi”. Mi manca solo più “non ci sono più le mezze stagioni”, e siamo a posto!

Il problema, il grande tema che vorrei che quest’anno stesse di più a cuore a tutti quelli che hanno a che fare con preadolescenti e adolescenti, è proprio questo della motivazione scolastica. Ma direi della Motivazione in generale! Se sarà un anno fotocopia ai precedenti, rischiamo di ammazzargliela del tutto. Se non cambieremo di più il nostro modo di fare scuola, ci perderemo ancora altri ragazzi per strada. E non possiamo proprio permettercelo.

Buon inizio di anno scolastico a tutti noi e armiamoci di allegria, entusiasmo, pazienza, pensiero divergente e ceatività. Ne avremo un gran bisogno.
Mentre a te, caro studente, a te che tra poco inizierai, e a te che stai per dare esami di riparazione, non posso che dire, come lo Jedi: “Che la Motivazione Scolastica sia con te” !

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