Scuola superiore, 3 consigli per fare “la scelta”

Eccoci di fronte alla fatidica scelta, cari genitori con un figlio in 3° media. Scusate, io le chiamo ancora così, è più intuitivo e rende bene l’idea di dove ci si trova: in mezzo, tra la spensieratezza degli anni prima e l’impegno che arriverà, quello della scuola superiore, in cui si entra ragazzi e si esce giovani adulti.

Nel mio lavoro di consulenza pedagogica mi capita di incontrare genitori che arrivano allarmati con un figlio in seconda superiore che vuole mollare, o con una figlia che a novembre della prima superiore sta collezionando solo dei 4, col risultato che la sua autostima scolastica sta andando a farsi benedire. Spesso c’è alle spalle una scelta sbagliata, un’iscrizione a scuola fatta velocemente, senza il giusto orientamento o, peggio, presa dai genitori.

Vediamo allora alcuni consigli fondamentali che possono aiutarci in queste ultime settimane ancora disponibili, prima di fare “la scelta” (che a dirla così, sembra il titolo di un film horror)

  1. Il primo, apparentemente banale ma non irrilevante, da ricordarci ogni mattina come fosse un mantra da recitare mentre ci si lava i denti, è che “a scuola ci vanno loro, la scelta la fanno loro”. Ripetetelo con me, può servire. Troppe volte vedo nei figli le proiezioni delle idee dei genitori, magari la scuola mancata della madre, o la scuola scelta dal padre che ha la certezza che solo quell’Istituto garantirà un’occupazione lavorativa. Facciamo un sano passo indietro. Se abbiamo qualche frustrazione per scelte scolastiche o lavorative che ci sono state precluse (e occhio, che la nostra è una generazione molto frustrata) possiamo sempre iscriverci all’Università della Terza Età. Funziona! Lasciamo che ora la scelta sia la loro, al di là delle nostre aspettative e proiezioni. Eventualmente, quello che possiamo fare è parlare con altri genitori, che magari hanno figli più grandi dei nostri; o addirittura far parlare i nostri figli con i loro figli. Ascoltare le opinioni di chi ‘ci è dentro’ può aiutare, meglio ancora se chi attiva quel confronto è nostro figlio o nostra figlia. Sempre per la teoria che quei 5 anni se li faranno loro lì dentro, non noi!
  2. Il secondo pare in contraddizione col primo: non vanno lasciati soli in questa fase delicata della loro vita. Non hanno la maturità di scegliere in autonomia, non sanno districarsi tra le mille opzioni, c’è il rischio che scelgano a caso o optino per la scuola dove va l’amico del cuore. Qui viene il difficile: accompagnare i figli senza dirigerli, aiutarli senza porre già la bussola in direzione nord. Però una cartina in mano dobbiamo pur dargliela! Da anni ormai esistono gli open day, giornate in cui le scuole superiori si presentano, a volte si sperimentano dei laboratori, insomma “si annusa” un po’ la scuola, ci si fa un’impressione. Se vi siete persi quelli di dicembre, e ora i figli sono ancora dubbiosi, portateli agli ultimi open day di gennaio. Se sono convintissimi su una scuola, invitateli a visitarne anche una seconda. L’ideale sarebbe visionarne anche tre. Solo con un confronto un po’ ricco si può fare una scelta più consapevole. Naturalmente, essendo”presentazioni”, vanno prese “con le pinze”: a volte alcuni di questi open day mostrano tutto bellissimo e affascinante, ti viene voglia di iscriverti subito, poi non è detto che la realtà corrisponda. Invece altre presentazioni paiono certe scene del film “Ufficiale e gentiluomo”, quando il sergente Foley fa di tutto per demotivare l’aspirante ufficiale Zack Mayo. “Qui si studia seriamente”, “qui ce la fanno quelli che escono dall’8 in su”, “non iscrivetevi se non avete voglia di studiare”. Al di là delle forti perplessità che nutro nel metodo, l’obiettivo è far sì che chi si iscrive ad un liceo non lo prenda sottogamba, abbia chiaro che di impegno dovrà mettercene! Ma questo non deve farvi desistere, se vedete che vostro figlio ha davvero quell’attitudine; a volte tirano fuori la grinta e la capacità di impegnarsi maggiormente proprio alla scuola superiore, perché stimolati dal gruppo.
  3. E qui veniamo al consiglio principale. Al di là di come vi abbiano motivato o disincentivato nelle presentazioni, al di là di quanto abbiate capito leggendo opuscoli e guardando i siti delle scuole, al di là del confronto con altri genitori con figli più grandi (che anche questa è una risorsa, tenete conto!), ciò che conta è saper osservare i nostri figli a cogliere le loro attitudini. Fargli da specchio, possibilmente poco deformate, perché loro imparino ad osservarsi e a riconoscere i loro talenti. Ti attira di più leggere un libro, studiare la storia o risolvere calcoli complicati? Ti piace l’informatica, o ti diverti più con le lingue? Hai talento nella musica? Hai una buona manualità? Ti piace montare e smontare? Cucinare? Stare con gli animali? Ascoltare a aiutare le persone? (che poi non si sa cosa sia più difficile, e pare ci siano delle analogie, ma questa è un’altra storia). Aiutateli a fare problem solving, a valutare i pro e i contro di ogni scelta. In questo le scuole medie, se viene fatto bene l’orientamento, sono di grande aiuto; ascoltate il parere della scuola e confrontatevi con i Professori dei vostri figli, li conoscono!

Infine, ricordiamoci che non è la scelta della loro vita! Indubbiamente una scuola dal taglio molto professionale ha il vantaggio di aprire già alcune strade lavorative, ma un po’ forse preclude ad alcuni percorsi universitari. Ma solo ad alcuni, garantisco! Conosco ragazzi che da istituti tecnici o professionali si sono poi iscritti all’università e ce l’hanno fatta, come conosco ragazzi che hanno fatto i fantomatici licei, ma poi non hanno voluto proseguire all’Università e ora fanno i barman a Londra.

Il mondo è cambiato, noi genitori del terzo millennio dobbiamo farcene una ragione. Una ricerca del Word Economic Forum ci dice che il 65% dei bambini che oggi iniziano la scuola elementare farà un lavoro che ancora non esiste! E questo vale anche per i nostri figli adolescenti, oggi al varco di una scelta sì importante, ma non così definitiva. Non si deve più pensare alle prospettive lavorative immediate, perché non sono più date, non sono certe, e sono in un futuro ancora tutto da costruire.

Infine, ricordiamoci che si può anche sbagliare e poi cambiare. Come ha detto bene Alberto Pellai, in un’intervista a Radio24, “Ci sembra che la carriera scolastica dei nostri figli sia quella di persone che devono vincere il premio Nobel e non possono sbagliare neanche una mossa; invece si chiama età evolutiva proprio perché evolve imparando dagli errori e la storia delle scuole superiori è piena di ragazzi che nel primo anno vanno incontro ad un progetto di riorientamento, se attraversano una zona di crisi. E riescono a formulare una nuova scelta, spesso senza neanche perdere l’anno grazie alle passerelle. Quindi la decisione che dobbiamo prendere entro gennaio non è una decisione per la vita, ma può essere modificata”.

E allora vale il criterio più grande di tutti: che facciano una scuola che piace! Che li fa star bene, in cui vadano abbastanza volentieri (dico ‘abbastanza’ perché son pur sempre adolescenti). Questo dovrebbe essere un criterio che vale anche per noi adulti, rispetto al lavoro che facciamo. Ma anche questa è tutta un’altra storia ….

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