Scuola, 3 fattori per intervenire in un sistema che non sta funzionando!

Chi lo avrebbe mai detto che dopo sole quattro settimane di scuola saremmo piombati in una situazione così caotica?

Beh, vedendo l’andazzo in tema di avvio e regole… era prevedibile. Che al Miur non lo avessero capito non me lo spiego: senza un vero cambiamento in termini di numeri, spazi, e relazioni il caos era non solo ipotizzabile, ma matematico. Ora vedremo quale “soluzione magica” tireranno fuori dal cappello del prossimo DPCM, io intanto provo a dire la mia.

Attenzione, non diamo tutta la “colpa” al ministero, agli investimenti sbagliati, non colpevolizziamo solo i vertici che potevano fare meglio e prima; questo ormai è lapalissiano, ripeterlo ossessivamente non giova. Ma soprattutto non diamo neanche tutta la colpa ai ragazzi “che il virus lo prendono fuori e lo portano a scuola”. Giocare allo scaricabarile sui giovani è fin troppo facile, la situazione è ben più complessa: i giovani c’entrano solo in parte.

Il caos nella scuola lo stiamo creando noi adulti. Magari per chiudere tra un mese e dire “ci abbiamo provato, ma il sistema non regge”. Col cacchio! Non ci stiamo provando abbastanza, e soprattutto non al meglio delle nostre possibilità.

Io capisco che la scuola sia un settore (apparentemente) non produttivo, che in Italia non conti nulla, e che sarà la prima che chiuderanno, se i casi continueranno a salire. Non vorrete fermare di nuovo le fabbriche, i ristoranti, i commercianti e via dicendo! Invece la scuola sì: “non muoiono se stanno a casa in Dad”, dicono in molti. È vero, ma le ripercussioni psicologiche del togliere di nuovo la dimensione socio-relazionale della scuola (che solo la presenza può garantire a pieno), unite magari alla privazione dello sport, o di altre attività musicali e artistiche (si sente aria di chiusure anche lì) ci sono eccome! Se tiriamo troppo la corda, tra qualche anno pagheremo un prezzo salato sulla salute mentale dei bambini e ragazzi di oggi!

Veniamo ai 3 fattori, numeri-spazi-relazioni, sui quali non sto vedendo né innovazione né cambiamento di visuale (e qui non c’entra solo il Miur!). Ci sono docenti e dirigenti che stanno faticando enormemente ad usare il ‘pensiero divergente’, tranne in qualche rara, rarissima eccezione (che sta funzionando, ma di cui nessuno parla).

NUMERI – dovevano dimezzare le classi, raddoppiare l’organico e bla bla bla… ma in molte scuole bambini e ragazzi hanno ripreso in presenza con gli stessi numeri dell’anno scorso, distanziando solo i banchi. Ma vi pare? Pullmann e treni (luoghi che pare siano il grande veicolo di diffusione del virus), funzionano male. A scuola i ragazzi stanno distanti e mascherati, sui mezzi pubblici appiccicati e stipati (e magari senza mascherina!).

Lo scenario organizzativo è pessimo, quindi che facciamo? Bandiera bianca subito? O ci attiviamo e troviamo soluzioni, nell’ottica del “minor danno possibile”. Chiudere tutta la scuola per me è follia, ma magari possiamo cominciare a riorganizzare queste benedette scuole superiori! Ci sono maxi istituti con 1000 o più ragazzi dove, nonostante ingressi scaglionati e regolamentazione, si creano comunque assembramenti all’ingresso e all’uscita, e si mettono in movimento troppi, davvero troppi studenti! Perché non iniziare a fare, tutti, in tutte le scuole secondarie di secondo grado, come alcuni fanno già da inizio anno (ma perché ogni scuola fa alla sua maniera e non si parlano?) un po’ di Dad e un po’ di scuola in presenza? A rotazione, ad esempio facendo lezione in presenza a giorni alterni, o meglio a settimane alterne. Ma non quei mescoloni di metà classe a scuola e metà connessa da casa, non funzionano! Immaginate invece il docente che a scuola (se non quarantenato, ok), entra in 2C e fa lezione agli studenti seduti nei banchi, poi va in 4B (che quel giorno è a casa), si siede in cattedra, apre il pc e fa lezione a distanza. Si può ben fare, no? Anzi, per necessità molte scuole ora lo stanno già facendo con le classi quarantenate (infatti adesso si chiamerebbe DDI, didattica digitale integrata…sapete, a scuola ci deve essere una sigla per tutto). Tornare in presenza ogni tanto è fondamentale, o addio motivazione!

Perchè va bene ridurre il numero dei ragazzi over 14 in circolazione, prima che sia troppo tardi, ma metterli già da ora tutti in Dad, definitivamente, tanto loro sono grandi e ce la fanno, proprio no! Non arrendiamoci subito! Anche i ragazzi hanno bisogno di presenza e socialità, pur limitata e artefatta com’è quest’anno.

Bambini delle elementari e ragazzi delle medie no, loro a distanza non dobbiamo metterli, non ancora.
Possibilmente mai! I casi si stanno diffondendo soprattutto nelle classi di scuola superiore? Partiamo da lì!

SPAZI – i luoghi in cui stiamo facendo lezione: vorrei capire perché, se le scuole primarie si sono attivate e molti maestri e maestre, saggiamente, fanno anche lezione all’aperto, i prof tendenzialmente no. Possibile che non si possa proprio uscire dall’aula? Antologia spiegata in un parco fa troppo alternativo? Ripassare inglese camminando per la città troppo peripatetico? E stare semplicemente seduti in cortile, ogni tanto? Lo so, non si può fare sempre e ovunque, alcune regioni hanno un clima più facilitante di altre, per alcune materie si riesce, per altre no, però proviamoci dove è possibile, finché il tempo regge! Non risolve tutto, ma intanto…

E poi c’è la classe, dove l’organizzazione dello spazio sta limitando il lavoro pedagogico (torniamo ad occuparci anche di educazione e didattica, e non solo di norme sanitarie a scuola?): i banchi oggi sono inamovibili. Ma dove sta scritto? Né il CTS né le linee del Miur lo prevedono, chiedono solo che siano distanti almeno un metro tra loro. Che i banchi in classe siano “inspostabili” non è un vincolo di legge (me lo confermano alcuni Dirigenti, non sto facendo la sparata personale della “pedagogista alternativa”). Torniamo a fare lavori a gruppetti di 3-4 alunni, mettendo ogni tanto i banchi a isole di apprendimento, o perlomeno a coppie! Nel caso facciamo tenere su la mascherina, riempiamo di gel le mani prima dello spostamento e sanifichiamo i banchi dopo, ma basta con questa scuola troppo statica! Le quintalate di lezione frontale coi ragazzi seduti immobili nel loro banco singolo, passivi, ad ascoltare e prendere appunti, ammazzeranno la loro motivazione più di quanto non abbiano già fatto negli anni scorsi (senza Covid)!

E veniamo all’annosa questione dello “spazio virtuale”, tanto abbiamo capito che di Dad ne dovremo fare ancora, e tanta, soprattutto alla scuola secondaria. Gli errori fatti nella primavera scorsa non vanno ripetuti. O si entra di più nell’ottica della didattica capovolta, mandando video o documenti da visionare prima e attivando poi dibattiti nell’aula virtuale, o la Dad è soporifera, non funziona, toglie motivazione ed entusiasmo, garantisce la disconnessione (telematica e relazionale) degli studenti. Tenete i ragazzi vivi e accesi anche in Dad!

RELAZIONI – se fossi un androide della pedagogia vi direi, alla Blade Runner, che “ho sentito cose che voi umani non potete immaginare”. Ci stiamo perdendo. Se in molte scuole primarie, in varie regioni, il feedback raccolto è di una buona attenzione ai vissuti emotivi e socio-relazionali dei bambini, di un’accoglienza morbida e graduale, lo stesso non si può dire nella scuola secondaria. Si è partiti in molte scuole, soprattutto alle superiori, con un “pronti, via!” folle, senza capire che dopo 6 mesi di mancanza di gruppo classe, ritmi e strutturazione della giornata, dopo 6 mesi di abuso di social network, videogiochi e serie tv, molti ragazzi andavano presi per mano e aiutati a rifocalizzarsi sulla scuola, sulla capacità di pianificazione e organizzazione, sul darsi obiettivi, sulla capacità di concentrazione (da recuperare!). Invece maxi-verifiche valutate, 4 impietosi sul registro per compiti non consegnati, note disciplinari per la mascherina dimenticata abbassata, minacce di sospensioni per chi parla troppo vicino! Che follia! Davvero li sappiamo solo punire e giudicare? I ragazzi meritano più rispetto. Se le cose vengono spiegate per bene, le capiscono. E se diamo loro il tempo di recuperare i ritmi che avevano fino a marzo, ma che hanno legittimamente perso, ce la faranno.

La scuola non è un parcheggio (ma un po’ quest’anno lo sarà), ed è uno spazio di relazione e socializzazione, oltre che un luogo dove si imparano contenuti e competenze. Quest’anno gli insegnanti devono riuscire a divergere il pensiero, e capire che in primo piano non c’è la didattica, con annessi programma e argomenti. Non quest’anno. Le condizioni sanitarie non ci consentono questa focalizzazione. Dal mio punto di vista la scuola quest’anno deve ribaltare le priorità, focalizzarsi sul generare spazi, in presenza e virtuali, di benessere relazionale per i ragazzi, spazi di socialità, di confronto, di dialogo, di sviluppo del pensiero critico. Non perché siano funzionali alla didattica, ma (paradossalmente) al contrario: la didattica, quella poca e minima che si potrà fare, deve essere in funzione delle relazioni.

La priorità è non perderci questa generazione. La priorità è curare le relazioni in classe. I contenuti li recupereremo il prossimo anno, per le relazioni compromesse ci vuole molto più tempo.
E alcune, a volte, non si recuperano più.

Mi spiace essere così dura, ma qualcuno doveva pur dirlo.

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