Orto, figli e il tempo giusto della cura

L’altro giorno ero nell’orto, a cercare di “drizzare” le mie piante di pomodoro. 8 piante che forse faranno 18 pomodori in tutto, se va bene; quest’anno è andata così, non le ho curate per tempo, non le ho legate per bene nei mesi scorsi quando era “il tempo giusto”, non ho dato l’antiparassitario naturale, non ho accuratamente tolto i rami inutili e le diramazioni improduttive, e così loro sono cresciute un po’ come volevano, qualcuna ha le foglie ingiallite, ed tutte hanno fatto poco frutto e tanta foglia. Ad essere onesti, è una cosa che mi capita quasi ogni anno. A giugno e luglio, quando andrebbe fatto, sono ancora troppo presa col lavoro; poi mi ritrovo ad agosto ad imprecare contro me stessa per non averle seguite bene per tempo. Maledetta la questione dei tempi.

Mentre lavoravo nell’orto pensavo che con i figli, a volte, è un po’ la stessa cosa; come per i pomodori, anche i figli hanno bisogno di sostegno, mentre crescono, anche loro all’inizio hanno bisogno di rimanere legati, sorretti, altrimenti non ce la fanno. Hanno bisogno di cure, di nutrimento, della quantità giusta di acqua, che se è poca seccano, ma anche se è troppa stanno male. La grande sfida in educazione è capire quale sia lo stimolo giusto, la funzione educativa e l’azione pertinente da praticare in base alla fase di vita dei nostri figli. Spesso, anche con loro, facciamo un gran casino sui tempi. O anticipiamo, o arriviamo in ritardo.

Il problema è soprattutto quando arriviamo in ritardo, come ho fatto io con i pomodori. Non che le mie piante quest’anno non daranno frutto, intendiamoci; però faranno più fatica, saranno meno produttive, i rami sono cresciuti un po’ storti ed ho dovuto impiegare molto tempo a risistemarle, facendo attenzione a non spezzare dei rami già carichi di frutti.

Con i nostri figli grandi, se arriviamo tardi, rischiamo di fare la stessa fine: di dover investire un sacco di tempo a recuperare quello che avremmo potuto fare meglio prima. Se a 16 anni vogliono smettere di studiare, e negli anni prima non abbiamo colto le fatiche, magari il disagio vissuto per quella bocciatura, e la demotivazione per tutto ciò che riguarda l’apprendimento, sarà impegnativo fare un’azione di recupero per salvare il salvabile. E non avremo la garanzia di riuscirci. Se abbiamo lasciato troppo presto tanta libertà, che a 12 anni navigano liberamente sui Social Network, escono la sera con le amiche e si truccano e si atteggiano già come la figlia illegittima di Barbara D’Urso, poi a 15 sarà difficile “contenere” quella personcina in crescita. Impiegheremo più tempo, eterne discussioni, e faticheremo tutti. Se non abbiamo coltivato nei figli la capacità di lavorare e collaborare in famiglia, non è che possiamo pretenderlo, di colpo, a 17 anni. Si può ottenere, certo, ma con più tempo e, ahimè, forse con una minore resa. Facciamocene una ragione.

Ecco, allora, che con i figli è importante non fare come ho fatto io con i pomodori. Serve esserci nel tempo giusto, fare le giuste azioni quando servono; sostenere, accompagnare, limitare, ascoltare, senza che il quotidiano ci travolga facendoci perdere delle tappe importanti; che poi in un attimo i figli crescono, e passi le tue giornate a dirti “avrei dovuto fare, avrei dovuto dire” … Oddio, tanto quei mantra lì accompagnano sempre la vita di noi genitori ! … Magari impegniamoci per riuscire a dirli un po’ di meno …

Con i miei figli, anche io, a volte ho azzeccato il tempo giusto, a volte meno; dal prossimo anno, comincio anche con i pomodori, prometto!

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