Non puoi crescere un figlio con il “pilota automatico”

Quest’anno sono al mare in barca a vela con amici, e l’altra sera ci hanno fatto sperimentare una bellissima esperienza: una traversata notturna, 10 ore per spostarsi da un’isola ad un’altra, a sud delle ioniche, in Grecia. Funziona che si studia la rotta, si imposta il pilota automatico e poi si fanno i turni a coppie di notte, per presidiare la situazione ed evitare eventuali incroci con altre barche. “Mica male” pensavo tra me e me, mentre godevo del rollio delle onde “se anche per crescere un figlio si potesse fare così”: stabilisci la rotta e poi via di pilota automatico! Crescere un figlio è, invece, molto più complicato che viaggiare di notte in barca. Però molte similitudini ci sono. Vediamole insieme.

In primis, il buio intorno e la meta lontana che non vedi, ma devi fidarti delle carte e del satellitare. Quando cresci un figlio hai delle inevitabili aspettative, fai dei progetti, ti dai degli obiettivi. E non ditemi la menata del “ah no, non mi interessa assolutamente cosa farà nella vita, a me basta che sia felice”. E ci credo! Ci manca ancora che un genitore desideri una vita infelice per suo figlio! E quindi dai, ammettiamolo, tutti cerchiamo di crescerlo al meglio dandoci degli obiettivi, ponendoci dei propositi, altrimenti saremmo come uno skipper che inizia una navigazione così, senza, meta, tanto l’importante è veleggiare. Mai visto. L’importante è che quegli obiettivi non siano un vincolo pesante, delle strade così rigidamente precostituite dalle quali sia moralmente impossibile uscire. Ai figli vanno date opportunità, insieme alla libertà di non scegliere ciò che stiamo loro proponendo. Un equilibrio complesso e delicato.

Un’altra metafora è quella degli “aggiustamenti continui”. Dovete sapere che, quando in barca imposti una rotta, il pilota automatico la mantiene facendo continui aggiustamenti: se le correnti e le onde spostano la barca verso destra, lui riaggiusta a sinistra e viceversa. E mantenere la rotta, per noi genitori, è una delle cose più difficili! Anche noi dobbiamo sapere far piccoli aggiustamenti, adattarci alle onde e alle turbolenze emotive del percorso di crescita dei nostri figli, se possiamo senza troppi grossi strappi, ma consapevoli del fatto che, al contrario, molte volte il pilota automatico bisogna proprio toglierlo perché si deve anche saper ‘navigare a vista’ .

A volte serve fare decise virate, sia quando bisogna agire con fermezza e regole per il bene dei figli, sia quando al contrario siamo noi a dover modificare le nostre aspettative, con un faticoso lavoro sui noi stessi, quando per esempio un figlio ci dice che vuole lasciare troppo presto la scuola per lavorare, o quando nostra figlia dice di non vuole più fare il veterinario, ma l’influencer. Quanto è faticoso saper virare in modo non giudicante!

La cosa più complessa, proprio come accade in barca a vela, è cercare di evitare, se si può, una strambata troppo forte, soprattutto quando i figli sono in adolescenza e, scusate l’eccesso di metafora, i ragazzi e le ragazze sono davvero in balia dei venti emotivi. Poi magari ritornano sulle scelte iniziali, cambiano idea dieci volte ancora, ed è dannatamente difficile rimanere lì a governare il timone accompagnando le onde emotive degli adolescenti con fermezza, ma senza strappi.

Infine, l’ultima metafora che mi ha evocato la nostra traversata notturna è quella del piacere del viaggio, al di là del raggiungimento della meta. Sì, lo so, sembra in contraddizione con quanto ho scritto fino ad ora, sugli obiettivi, la rotta e tutto quanto. Eppure, se ci pensate, spesso noi genitori attraversiamo la fasi di crescita dei nostri figli sempre in attesa della fase successiva: prima attendiamo quando finalmente dormiranno tutta la notte, poi quando saranno autonomi a lavarsi e vestirsi, poi quando studieranno da soli, o quando non dovremo più fare da taxi-genitori portandoli a destra e a sinistra, e via così . Spesso non vediamo l’ora che crescano, sia quando sono piccolini e fanno i capricci ed hanno mille richieste, sia quando da adolescenti sono polemici, umorali e conflittuali con noi.

E in tutto questo attendere la fase successiva magari rischiamo di non godere dei bei momenti che stiamo vivendo, del “qui ed ora” , rischiamo di non apprezzare, mentre lo stiamo facendo, quel viaggio pazzesco, unico ed affascinante che è la crescita di un figlio. Pieno di incognite, con poche certezze, con tante sfide da affrontare, ma incredibilmente appagante.

Lo è, però, solo a patto che siamo capaci di adattarci, di metterci in discussione, di cambiare e crescere anche noi come genitori, soprattutto se riusciamo a non illuderci che la rotta impostata col pilota automatico possa funzionare sempre. Il più delle volte non è affatto così. Come in ogni viaggio, sai da dove parti ma non hai la certezza dell’arrivo. A meno che tu non faccia la vacanza preconfezionata in crociera; ma in questo caso, ecco, mi sentirei di dire che ve lo sconsiglio come approccio per crescere un figlio. Magari funziona, ma rischia di essere un po’ deprimente ed artefatto come certe serate di animazione col ‘coccodrillo come fa’ o col ‘trenino di capodanno sulle note di Brigitte Bardot Bardot’ .

Non so voi, ma io preferisco le sfide e le avventure un po’ selvagge del viaggio con le vele.

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