Nel mezzo del cammin… della lunga estate dei figli

Eccoci. Quasi al giro di boa. In altre regioni che han finito prima (ma inizieranno prima, beati loro!) mancano giusto cinque giorni, qui da noi nella ‘landa di Heidi’ ancora dieci. Dieci giorni e saremo solo a metà della lunga, eterna, infinita estate di vacanza dei figli. No, non chiudete ora l’articolo solo per quell’attimo di amara consapevolezza che ho appena condiviso! Sono solidale con tutti voi, giuro! Certo per me ora è più facile, si sa, quando i figli sono più grandi puoi lasciarli a casa da soli e sai che non faranno esplodere la cucina, che non allagheranno la casa con un esperimento di Focus junior, e soprattutto sai che i vicini di casa non ti possono più denunciare ai servizi sociali (lo farebbero non perché preoccupati dei tuoi figlioli “abbandonati” a casa, ma solo per dispetto perché proprio non li sopportano più, i tuoi rumorosi figlioli).

Coi figli grandi vige il proverbio “occhio non vede, cuore non duole”; che poi mentre tu sei a lavorare alcuni si tecno-rincretiniscano per ore tra play e cellulare, altri comincino a studiare esattamente quando tu mandi il messaggio WhatsApp “10 minuti e sono a casa” fingendo poi occhiaie e emicrania da ore di fatica sui libri (ma sono occhiate da ore di serie su Netflix), che altri organizzino con gli amici dei summer party nel tuo giardino dicendoti poi al rientro “è stato il cane a sbardellare tutto” e tu fingi di crederci piuttosto di fare l’ennesima litigata con un adolescente, beh questa è tutta un’altra storia. Almeno sei alleggerito dal pensiero, ossessivo e ansiogeno, di chi invece ha figli con meno di 12 anni, e che la domenica sera guarda il calendario e dice: “come sopravviveremo alle prossime due settimane?”.

C’è infatti un tipo di genitore che ha pianificato tutta l’estate già il lunedì di Pasquetta, con incastri perfetti al millimetro che se il figlio si prende una di quelle infami influenze estive è fottuto. Poi c’è il genitore che di solito pianifica solo fino a luglio, e poi dice “ad agosto vedremo”; eh sì, perché a giugno ci sono le fantastiche ‘estate ragazzi’ degli oratori, che salvano la vita del 70% delle famiglie, poi un po’ di mare coi nonni (per chi, fortunato, li ha disponibili e capaci di reggere la propria stirpe assatanata), poi parte la saga delle settimane di centri estivi, summer camp, trekking nature, settimane sport-musica-teatro, possibilmente il tutto anche in lingua inglese (che intanto, non sia mai, imparano qualcosa), qualunque cosa pur di avere i figli piazzati, accuditi, e poter lavorare. Poi ad agosto disperazione, pochi centri estivi, attività finite e ti arrangi, manco fossimo ancora l’Italia anni ’70 con le fabbrichette chiuse tutto agosto e le mamme a casa a fare i pic-nic. Ma tu genitore-previdente le ferie le hai prese a fine agosto-inizio settembre, perché in quei maledetti 10 giorni prima che le scuole riaprono che fai? Dove li piazzi? Ma nessuno ci pensa mai, a sto casino di settembre?

Ognuno ha le proprie strategie di sopravvivenza, ma quando si arriva al giro di boa c’è quell’attimo di sconforto che fa vacillare qualunque genitore, anche la super-mamma che aveva pianificato tutto ad aprile, e per un attimo sogna che cada una bomba sul suo ufficio e che l’unico posto in cui potersi mettere in salvo sia un Club Med in Sardegna col servizio All Inclusive.

Ecco allora qualche piccola strategia di sopravvivenza, per non arrivare poi a fine agosto ad odiare del tutto voi e la vostra prole.

Se avete figli under 12 anni, quindi piazzati tra nonni, centri estivi, amici, vicini di casa (ne esistono di umani e solidali, giuro!):

– Pianificate i compiti delle vacanze, se non lo avete ancora fatto! E’ ora di mettersi al lavoro! La scusa “eh vabbè, sta tutto il giorno al centro estivo, arriva stanco” non esiste! Perché, voi non lavorate 8 ore al giorno? Poi, arrivati a casa, non fate certo lo “sciopero della cena”!

– Approfittate dell’estate per insegnare a fare un po’ di lavoretti in casa, per renderli sempre più autonomi e collaborativi. Non aspettate che crescano, poi sarà tardi e nella fase da ‘adolescente in crisi esistenziale’ non vorranno più farlo! Sparecchiare, svuotare la lavastoviglie, stendere una lavatrice, passare l’aspirapolvere, riordinare (anche le vostre cose, eh), piegare i vestiti, cucinare cose semplici, si possono insegnare dalla 1° elementare in poi, con gradualità e progressione. L’estate è una ghiotta occasione per farlo, perché i tempi (loro) sono meno stressati.

– Fate con loro un calendario su cartoncino appeso in camera, dove segnare con vari colori gli impegni, i lavoretti, e scrivere le pagine da fare ogni giorno tra compiti e lettura di libri. Sì, sì, fateli leggere, che piaccia loro o no! La regola buona sarebbe “3 mesi, 3 libri”, ma se proprio faticano che almeno 2 libri li leggano, suvvia!

– Siate però più morbidi sugli orari, in estate è bello concedersi anche un giro in bici alle 19.00, e pazienza se si cena più tardi! E qualche sera un bel film di famiglia, e se a volte vanno a dormire un pochino più tardi, pace amen! I centri estivi impegnano, ma non come la scuola; se almeno in estate non fate sentire che il ritmo cambia un po’, i vostri figli si sentiranno troppo compressi, e poi ve la faranno pagare!

Se avete figli over 12 anni, che a volte restano a casa soli:

– Lasciate loro delle bellissime “to do list” con parecchi lavoretti da fare, ricordando nell’elenco che devono studiare e leggere (stessa regola dei più piccoli). Lo sapete, sono un’ossessiva del lavoro educativo in famiglia (o “schiavismo minorile”, come lo definiscono i miei figli); è un po’ faticoso all’inizio, ma a lungo termine paga: noi genitori abbiamo più aiuto in famiglia, e loro mettono nel loro zaino un sacco di competenze!

– Per la questione tecnologia, concordate delle regole chiare! Se sono ancora alla scuola media, un bel parental control installato nel cellulare per presidiare, monitorare e in extremis limitarne l’utilizzo, può anche essere un’idea. Ci sono genitori che, purché lo usino un po’ meno, vanno a lavorare col cellulare del figlio in borsa, che cambiano ogni sera la password del wi fi di casa, o che staccano i fili alla play e se li mettono in automobile, prima di uscire.

Sì, lo so, pare brutto, ma io li capisco quei genitori, a volte non si sa più come fare! E’ un’età difficile questa, va trovata la giusta misura tra il dialogo e la norma. E visto che i preadolescenti di dialogare non ne hanno voglia, talvolta ahimè si interviene con fermezza e rigore.

Meglio questo che abdicare del tutto! Questo no, davvero non fatelo! Anche in adolescenza non sono così grandi da sapersi gestire in autonomia; e non sono ospiti in casa nostra, ma figli. E se vale il vecchio proverbio “questa casa non è un albergo”, allora è doveroso responsabilizzarli. E’ estate, hanno tanto tempo!

Se la loro giornata è anche piena di doveri e non solo di piaceri saranno costretti riorganizzare le priorità, e il cazzeggio infinito tra divano-letto-play station-cellulare-TV-pomeriggio in piscina-pizza con gli amici, si ridurrà un pochino, ancora di più se quei piaceri dovranno imparare a diluirli perché costano, e voi non li riempite di soldi. Ecco, magari in estate cominciare anche ad allenarli alla gestione del denaro, stabilendo una paghetta settimanale e smettendola di fare i “genitori bancomat”? Lo so, è #tantaroba come dicono i nostri figli, ma magari può essere un buono stimolo per reggere al giro di boa. Settembre è alle porte, amici. Basta crederci!

P.s.: con questa rubrica ci rivedremo a settembre. Anche per me far lavorare i miei figli è un impegno, quindi mi prendo agosto di ferie! Buona sopravvivenza a tutti noi!

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