Ho aperto un blog

Quindi da oggi sono una blogger? #maancheno!!

Facciamo che scrivo, di educazione, di scuola, di ragazzi, bambini, genitori, di quello che è il mio mondo lavorativo da sempre. E facciamo che da oggi, però, finalmente, dopo un lungo parto durato quasi un anno (e mamma elefante muta, eh!), lo farò sul mio sito, sul mio blog, o insomma in questo spazio…ecco. Ho voluto mettere un fiore vicino al mio nome (eh sì, se ti fai un sito ti devi fare anche un logo, così sono i tempi moderni, e vi garantisco che decidere non è semplice, peggio che scegliere il tatuaggio! Che poi io di tatuaggi non ne ho, quindi che lo dico a fare…).

Comunque, se non si capisse, quel fiore è un soffione.

Questa cosa del fiore ve la volevo raccontare, sapete. La scelta è stata come un’epifania; il soffione significa tante cose. Per me è un bel ricordo d’infanzia, perché a casa di mia nonna in campagna facevo passare il tempo a soffiare i soffioni (noi, che siamo la generazione cresciuta senza tecnologie, giocavamo con quel che avevamo!). E mi piaceva guardare volare leggerli gli acheni nell’aria. Che poi, al di là del nome scientifico, non sono altro che semi. Che, volando, rendono fertili altri terreni. Si sa, ci sono tanti significati e leggende sul soffione, un tempo gli attribuivano poteri magici o propiziatori, per le battaglie o per gli amori.

A me quel che piace del soffione è la sua resilienza. Cresce ovunque, e anche se viene calpestato dall’uomo, è un fiore che si rialza sempre in posizione eretta. E quando lo hai soffiato se ne resta lì, solido e fiero, anche se ha perso tutta la sua palla bianca e soffice. E prima di diventare soffione è quella meraviglia di fiore giallo, quel tarassaco che tutti conosciamo, una pianta che cura.

E ho pensato che, spesso, noi genitori ci sentiamo proprio così. Siamo come i soffioni, da “tarassaco con proprietà curative” dobbiamo evolvere; così lentamente cambiamo, maturiamo, e quando finalmente ce l’abbiamo fatta e siamo una bellissima palla soffice, morbida e bianca arriva quel malefico e bellissimo vento della vita che ci stacca i figli, li soffia via lontano da noi, li trasporta su terreni inesplorati per fare il loro percorso, per generare nuova vita, come è giusto che sia.

E noi non possiamo seguirli, restiamo lì, solidi, dritti e fieri, un po’ più spogli, ma comunque restiamo.

E quando guardo certi prati con tutti i soffioni soffiati penso che siano comunque belli, forse perché so che hanno rinunciato ad un pezzo di bellezza perché ci potesse essere, in un’altra parte di terra, un campo pieno di fiori e di colori. E forse educare e crescere i figli a volte è essere proprio soffioni. Crescere, curare, evolvere, generare vita, essere solidi ma flessibili, essere resilienti ma al momento giusto lasciare andare, reggere allo stacco e rimanere alla fine un po’ spogli, ma belli. 

Perché il senso sta tutto lì, in quegli acheni che volano lontano da noi, e magari con un giro di vento ripasseranno ogni tanto lì vicino, e noi godremo non della loro vicinanza, ma della bellezza del volo.

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