Famiglia&Scuola ai tempi del Coronavirus

Non avevano capito che bisognava attrezzarsi. Preventivamente. A Scuola, sfruttando i docenti esperti di didattica digitale per formare i colleghi; sul Lavoro, pianificando dove era possibile il telelavoro. Scusate, ma io, che ho l’ufficio in casa da 10 anni, proprio non riesco a chiamarlo “smart working”, perché non c’è niente di “piacevole” a lavorare da casa, magari con i figli che litigano al piano di sotto mentre scrivi una mail importante, o prepari slides per un corso, e intanto ti bruciano le carote che avevi messo sui fornelli –portiamoci avanti per la cena – e la lavatrice aspetta da ore di essere stesa. Eh sì, lavorare in casa è questa roba qui. Zero poesia. A meno che non siate single (ma le carote magari le bruciano pure loro)
Lo smart working lo si fa, facendo di necessità virtù.
Come dobbiamo imparare a fare ora, vista l’emergenza sanitaria.

Siccome di “lavoro in casa” sono esperta, e sulla scuola qualcosina so, provo a dare due dritte a genitori e docenti, per sopravvivere il meglio possibile a questa pausa forzata dalla scuola, che ora riguarderà tutti!

In primis mi vien da dire AI GENITORI: no panic, niente ansia né messaggi denigratori verso la scuola.
Facciamo alleanza, non la guerra: nessun docente è felice di questa chiusura forzata. Significa rimanere indietro sulle attività programmate, perdersi l’aggancio relazionale con bambini e ragazzi… e non è poco!

Poi bisogna parlare del Coronavirus, anche ai più piccoli. Senza alimentare paure eccessive, ma senza minimizzare. E’ un virus simil-influenzale, certo, ma molto aggressivo e drammaticamente molto infettivo. Per spiegare cos’è un virus ai bambini, cerchiamo on line il cartone animato “Siamo fatti così”, ai ragazzi facciamo leggere qualche articolo ben fatto; numeri e statistiche rinforzano il ‘pensiero scientifico’. In aggiunta, mostriamo loro cosa accade in Africa con l’ebola da anni: magari aiuta a ridimensionare l’ansia e a tenere lo sguardo sempre aperto sul mondo. Non per banalizzare il Coronavirus, per carità, ma per capire che nel mondo si combatte da anni contro le epidemie. E con meno presidi sanitari rispetto a quelli che abbiamo noi.

Per chi non può lavorare da casa, per chi non ha nonni, zii e santi che provvedano, proviamo a riscoprire il valore del mutuo-aiuto e della collaborazione tra famiglie. Il gruppo WhatsApp dei genitori della classe potrebbe essere usato, virtuosamente, per questo. Se 3 famiglie si accordano tra loro, basta un giorno di permesso a testa, un genitore a rotazione tiene i figli di tutti, ed è quasi fatta! Sì, lo so, in teoria bisognerebbe non far stare troppo insieme i bambini; ma direi che 5 bambini in una casa è meglio che 25 in una classe, o 150 in una scuola, no? E poi, bisognerà pur sopravvivere, a meno che il governo non ci mandi a casa un androide che ci faccia da tata per i figli, e pure da colf! Se lo inventassero, potrebbero chiamarlo Covid-19: così, per scaramanzia. Che il nome di questa malattia fa tanto Blade Runner.

Per chi può stare a casa, perché non provare ad usare questo tempo straordinario come “tempo buono e utile”, un vero kairos, come lo definivano i greci? E vai di infinite partite a giochi in scatola, sessioni di pasta di sale, collane di perline, lego e meccano come non ci fosse un domani, e fare quel puzzle da 2000 pezzi che ci hanno regalato a Natale i cugini infami!! E cucinare (insieme, o anche facendo sgobbare i figli), metterli sotto con i lavori domestici (come dico in estate, vanno tenuti impegnati col lavoro!); impostate la loro giornata tra ‘scuola-studio’ la mattina, poi lavoretti domestici, passeggiate e giochi outdoor o indoor, e poi alla sera guardarsi insieme belle serie Tv o film. Potremmo scoprire che questa pausa d’arresto, nelle nostre vite frenetiche, da una gogna iniziale diventa risorsa per la relazione!

Se possibile, non aprire troppo la diga a “mamma tecnologia”. Mi preoccupa l’idea di tanti ragazzini di 11 o 12 anni a casa da soli, ore ed ore a videogiocare o a video-rintronarsi su youtube! O i genitori al pc che telelavorano, e i bimbi sul divano accanto attaccati alla Nintendo Switch! Please, mantenete il presidio!

Ora veniamo al tasto forse più dolente, la famosa didattica a distanza. Cari DOCENTI, riempire i registri elettronici di lunghi elenchi di esercizi, assegnare capitoli di storia da studiare, o addirittura argomenti nuovi, magari di matematica, e poi scrivere “mandatemi gli esercizi via mail” NON E’ DIDATTICA A DISTANZA.

E’ disonestà. Non lo hanno fatto tutti, lo so, ma nelle regioni già ferme da settimane questo andazzo si è visto. Se la svalangata di compiti ed esercizi serve relativamente poco in estate, figuriamoci ora!

Lo so, l’emergenza ha spiazzato tutti, ma forse per i meno pratici questo maledetto virus potrebbe essere l’occasione per scoprire piattaforme e strumenti per la didattica a distanza davvero efficaci. Esistono già, il Miur non deve predisporre un bel niente! Sulla suite di google abbiamo già tantissimo! A parte classroom da usare di più e meglio, si possono fare videolezioni con una ‘classe virtuale’ con Hangouts meet. Visitate il portale www.lamiascuoladifferente.it , creato proprio in questi giorni da un team di dirigenti e docenti competenti sulla didattica digitale. E’ un pozzo di risorse! E il portale www.sieteprontianavigare.it, creato da anni dalla mitica maestra Paola Limone, fornisce bellissimi spunti, idee, giochi e attività e per la didattica digitale, ideali già per i più piccoli. Utilissimo anche per i genitori! Enrico Galiano, straordinario scrittore e Proff delle medie, da ieri sul suo canale youtube ha aperto la rubrica “una parola al giorno”, bei video, seri ma anche ‘leggeri’, di pochi minuti, per insegnare nuove parole ai nostri ragazzi! Fantastico!

Cari Prof, mi appello soprattutto a voi: WhatsApp non è il demonio! Se usato bene, con regole e netiquette, può essere un buon modo per rimanere in contatto con i vostri alunni. Per tenerli agganciati nella relazione. La docente Paola Tagliaferri, di Lodi, si è inventata nei giorni scorsi la #decameronchallenge: invia ogni giorno nella chat una novella di Boccaccio, e gli studenti devono inventare una breve storia e inviarla in un messaggio vocale o scritto. Bella idea!

Ricordo che, se proprio WhatsApp vi fa ribrezzo, esiste anche Telegram per fare chat di gruppo con gli alunni. Anzi, ha addirittura delle funzioni in più, che potrebbero essere utili in questa fase.

La didattica a distanza, lo dice la parola stessa, rimane comunque più fredda e tecnica di quella in aula, fatta di sguardi, emozioni, risate, umori (ed anche ormoni…che chi lavora alla scuola secondaria sa di cosa parlo…e quindi, ben venga un po’ di didattica on line!)

Non sostituirà mai la bellezza di una classe di studenti e la magia della relazione. Però è un’opportunità.

E, ancora una volta, in questa fase di crisi, la vera differenza la faranno i docenti.

Forse il Covid-19 farà da cartina al tornasole, evidenziando la differenza tra quei docenti che ancora pensano, ahimé, che insegnare sia una relazione a senso unico – io spiego, tu fai i compiti, io ti mando via mail 3 capitoli, tu li studi e poi mi invii gli esercizi svolti –  e chi invece sa che l’insegnamento è una relazione circolare, e allora preparerà video-lezioni con cura, attiverà classi virtuali con conferenza e dibattito, dirà agli studenti di inviargli domande e dubbi, farà fare lavori in gruppo anche su classroom, e soprattutto si preoccuperà di come gli studenti stanno, e non solo di cosa fanno.

Che lo faccia tramite WhatsApp, Telegram o un piccione viaggiatore cambia poco.

Sono i docenti che fanno la differenza nell’insegnamento, che siano in un’aula reale o virtuale.

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