Caro Babbo Natale, regalaci una scuola migliore

Caro Babbo Natale,

quest’anno ti scrivo anche io, ma non per me. Ti scrivo per i ragazzi che frequentano le nostre scuole medie e superiori. Perché, diciamolo, alle elementari ancora si sta bene. Incontro tante maestre che si fanno in quattro per insegnare, e ti garantisco che non è facile; oggi in una classe ci sono bambini difficili da gestire: più agitati, un po’ sregolati (a volte anche per colpa di noi genitori 2.0, ammettiamolo); poi ci sono bambini con difficoltà di apprendimento, bambini con disagi emotivi… E io le vedo le maestre, le incontro, si aggiornano, non si danno per vinte. Qualcuna di più, qualcuna di meno, cercano anche di coinvolgere le famiglie in modo positivo. Sì, lo so, forse anche alla primaria si potrebbe fare di meglio. Ma la tensione verso una scuola inclusiva e positiva lì c’è.

Dov’è allora che ci sono problemi? Quando si arriva alla scuola secondaria, a quelle che io chiamo ancora le medie e le superiori. D’altronde le medie stanno nel mezzo, tra l’infanzia e l’adolescenza; forse proprio perché sono nel mezzo, oggigiorno sono l’ordine di scuola che soffre di più. Non che le superiori siano un’isola felice, eh. Tranne qualche rara esperienza, mediamente i ragazzi alla scuola secondaria stanno male.

Non lo dico io, caro Babbo, ma la Lucangeli (è una psicologa, docente universitaria, dovresti conoscerla, ti piacerebbe! anzi, mandale un cadeau da parte mia, per ringraziarla per il suo splendido lavoro). Devi sapere che lei, con altri professionisti, ha svolto una ricerca, commissionata dal Miur, sul benessere/malessere a scuola. Una ricerca corposa, con tanti questionari a docenti e ragazzi: dai dati emerge che il 73% degli studenti sta male, e il 60% di questo 73% sta male stabilmente. In altre parole, non si ricorda di essere mai stato bene a scuola. Pazzesco, eh?!

Oltre ai dati della ricerca, basta leggere qualche fatto di cronaca, quelli in cui si parla di ragazzi che (tristemente) devastano le scuole o bullizzano i compagni, ma anche di docenti che (purtroppo) minacciano, vessano o discriminano gli studenti; basta parlare con dei genitori, e soprattutto incontrare un po’ di ragazzi adolescenti, per avere conferma che troppe cose nella scuola secondaria non vanno.

Provo a dirtene alcune, che se mai dovessi riuscire a farmi questo regalo, sai da dove partire:

1) Cominciamo a ragionare sulla didattica: tranne esperienze virtuose che, per fortuna, ci sono, abbiamo ancora troppe lezioni frontali, troppa “spiegazione – prendi appunti – fai esercizi a casa” (che poi se li passano su whatsapp…), poco cooperative-learning, pochissima didattica capovolta. Le Lim vengono usate poco o male, come un sostituto della lavagna con le slide, nonostante le potenzialità in termini di App e piattaforme per la didattica. Poco aggancio al quotidiano, la storia che si studia in quinta superiore arriva, se va bene, fino agli anni ’80. Dalla ricerca MIUR emerge che i ragazzi sono vittime di “ingozzamento cognitivo”, eppure i dati OCSE-Pisa dicono che sta aumentando l’analfabetismo funzionale. Qualcosa non funziona… ammettiamolo!

2) Poi c’è la gestione delle relazioni: nelle scuole secondarie si ride poco, le relazioni spesso sono impostate in modo serio, anzi serioso; c’è ancora quell’idea, un po’ vecchiotta, che i prof ottengano rispetto solo col polso duro e la freddezza. Non sto dicendo che dovrebbero fare gli amiconi, ma un po’ di umanità, di ascolto non giudicante, di comprensione verso i ragazzi in una fase di vita così delicata, non guasterebbero. Fermezza educativa, autorevolezza e affetto possono viaggiare insieme. Alcuni prof sono così, per fortuna. Ma non sempre riescono a contagiare i colleghi, purtroppo. Tanti, troppi professori sono invece sempre arrabbiati in classe; e rabbia, paura e ansia non sono emozioni che favoriscono l’apprendimento; lo so, certe classi di oggi sono tremende, con ragazzi irrispettosi, demotivati, casinisti! Ma non si possono sempre colpevolizzare gli adolescenti: non sono forse loro per primi “vittime” di un mondo adulto sempre più disorientato e fragile? Chi li sa motivare e interessare, chi lavora sulla fiducia e valorizzazione e non solo sul controllo, riesce a gestire anche classi difficili. Fare il docente alle secondarie, oggi, non è un lavoro facile. Chi lo sceglie, o sceglie di non smettere, deve accettare la sfida.

3) Veniamo ora ad un tema spinoso: la valutazione. Dalla prima media in poi i ragazzi vivono con la calcolatrice in mano, per fare la media. “Ho 5.75, sono tranquillo: ho la sufficienza”. Alle superiori alcuni diventano degli statistici; ce la si gioca ai centesimi, come al fotofinish. Poi ci lamentiamo che i ragazzi studiano solo per il voto, non per sé stessi! Ma chi ha creato questo sistema? E chi lo conferma tutti i giorni col mantra “alla fine un voto dobbiamo pur darglielo…”, “il nostro sistema scuola è così…”? E provare a cambiarlo, dico io? Vogliamo parlare della scala dei voti alle superiori? Spesso non si sale sopra all’8, ma si scende senza problemi sotto il 3. Ma chi prende un 2 come lo recupera, se la media è matematica, e spesso in un quadrimestre si fanno solo 2 o 3 verifiche? Sai, Babbo, che in una prima superiore ho visto dare un 1 (un 1!!) ad un alunno DSA? Che spesso già fatica più degli altri, e a volte ha l’autostima fragile. E il compito non era neanche in bianco! Ma secondo te il prof voleva motivare in positivo quell’alunno? No; anzi, forse non si è posto nessun problema né si è fatto delle domande prima di dare quel voto. Come quando più di metà della classe è insufficiente a una verifica: alcuni prof si fanno domande, si mettono in discussione, dicono “cosa non ho spiegato bene? dove non sono stato chiaro? perché non riesco a motivare i miei alunni?”. Altri dicono “ho una classe di ignoranti”. Credo tu abbia capito quali prof vorrei nella scuola che ti chiedo in dono…

4) Ed ora, altro argomento spinosissimo: la gestione di regole e sanzioni. E qui è Far West, che pure Sergio Leone rimarrebbe ammutolito. So di una ragazzina di seconda media che ha detto a una prof “scusi, ma io sono confusa; lei mi fa sputare il chewingum, altri me lo lasciano… qual è la regola?”. I docenti sono un team, o così dovrebbe essere. Invece c’è troppa autoreferenzialità alla secondaria; peccato che la gestione delle regole, in qualunque sistema organizzato, richieda coerenza ed interventi condivisi. Invece c’è chi dà note appena gli alunni fiatano, chi tollera che si menino, c’è chi usa i voti insufficienti come sanzione del comportamento, nonostante indicazioni opposte dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse, che c’è da 20 anni in Italia per Decreto del Presidente della Repubblica, ma è sconosciuto ai ragazzi e, temo, anche ad alcuni docenti. I provvedimenti disciplinari devono avere finalità educativa e riparativa, recita lo Statuto. Sai che una mamma in consulenza mi ha detto che la figlia, in 4° liceo, si è beccata una sanzione collettiva insieme ad altri 15 smemorati arrivati in classe senza libro, e per la mattina dopo ha dovuto scrivere 1000 volte (mille!!!) la frase “devo ricordarmi di portare i libri a scuola”, oltre a degli esercizi in più da fare a casa? Se quest’ultima sanzione ha un senso, almeno in termini di congruenza, le 1000 frasi? Carattere educativo e riparativo… dove? Utilità della cosa, a 17-18 anni… quale? Se nei tuoi giri in slitta passi dalla Finlandia, non farlo sapere lassù, che con il loro modello di scuola fai venir loro un infarto!

5) Infine, ma sarebbe il punto 1: Babbo, toglimi burocrazia inutile dalla scuola, che a volte un docente impiega più tempo a compilare moduli e autorizzazioni per fare un progetto che a realizzare il progetto stesso! Donami Dirigenti illuminati e competenti, che non si preoccupino solo del Testo Unico 81/2008, che non siano degli “applicatori di normative”, ma persone competenti, capaci di trovare fondi e progetti validi per la scuola, cha lavorino affinché sia bella e accogliente, Dirigenti che valorizzino i loro docenti, ascoltandoli, dando loro credito, ma contemporaneamente sanzionando in modo rigoroso quelli che “non lavorano bene”, o aiutando quelli che faticano a migliorare. Ho questo bisogno di verità: in Italia abbiamo docenti eccellenti, che insegnano con positività, entusiasmo, passione, creatività e professionalità, ma abbiamo anche insegnanti che non lavorano bene, non si aggiornano, replicano lo stesso programma da anni, sono eruditi nella materia ma non amano i ragazzi, detestano le famiglie, non collaborano coi colleghi. E questo è davvero un problema. Anche per coloro che lavorano bene, e vorrebbero fare di più e meglio. Donami Dirigenti che, se non ce la fanno a fare tutto da soli, si dotino di collaboratori, psicologi e pedagogisti, perché fare l’insegnante oggi è un lavoro difficile, che ha bisogno di supporto e supervisione continua (sì, lo so, qui il regalo sta diventando un po’ di parte)

Per fare tutto questo, Babbo, forse dovresti in primis regalarci politici e ministri dell’Istruzione preparati, che mettano dei soldi nella scuola, perché senza investimenti non si può darle qualità (sai che spendiamo solo il 7,9% di spesa pubblica in istruzione, contro il 11,20% dell’UE?); e allora sì che potremmo fare meglio selezione in entrata e in itinere dei docenti, motivarli di più ad aggiornarsi, evitare le classi pollaio, avere più compresenze per gestire le classi difficili, insomma prevenire anche quel maledetto 14,5% di abbandono della scuola secondaria, ancora troppo alto. Potremmo fare tante cose Babbo, se ci facessi dono di una scuola così.

Intanto che attendiamo ‘la magia del Natale’ ed una scuola migliore, chiedo a tutti quei docenti bravi, competenti, motivati che, nonostante tutto, non si arrendono… di continuare così. Di resistere. E cercare di migliorare la scuola giorno dopo giorno.

Magari, a piccoli passi, riusciamo a compiere il miracolo del cambiamento anche senza Babbo Natale!

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